Gerusalemme, scontri nel 'giorno della rabbia': un morto, oltre 200 i feriti
Migliaia in piazza contro Trump. Ma la Repubblica Ceca elogia il presidente Usa: "Seguiremo le sue orme"

Un morto e centinaia di feriti in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est nel 'giorno della rabbia' convocato dai palestinesi per protestare contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e trasferirvi l'ambasciata Usa da Tel Aviv. In Cisgiordania decine di persone hanno sfilato verso gli insediamenti israeliani, dove sono scoppiati scontri con i soldati che hanno aperto il fuoco e hanno lanciato lacrimogeni sui manifestanti. Lungo il confine con Gaza, proprio a causa degli scontri, un palestinese di 30 anni è rimasto ucciso. Secondo quanto riferisce il ministero palestinese della Sanità, la vittima è Mohammad al-Masri, deceduto a est di Khan Younis. I feriti in questa nuova giornata di proteste sono oltre 200.

Altre proteste sono andate in scena nel compound della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, dopo la preghiera di mezzogiorno. Inoltre a Gaza le moschee hanno invitato i palestinesi a scendere in strada e protestare per Gerusalemme, e decine di giovani si sono diretti verso le zone di confine tra Israele e la Striscia.

SCONTRO USA-ONU. Per l'inviato Onu per il Medioriente, Nickolay Mladenov, c'è il rischio di una violenta escalation in risposta al riconoscimento di Gerusalemme capitale. "C'è un serio rischio che possiamo vedere una catena di azioni unilaterali, che possono solo spingerci ancora più lontano dal raggiungere i nostri obiettivi condivisi di pace", ha dichiarato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, che si è riunito su richiesta di Italia, Regno Unito, Francia, Svezia, Bolivia, Uruguay, Senegal ed Egitto.

Mladenov inoltre ha invitato tutte le parti a evitare le provocazioni e a promuovere il dialogo, ribadendo che lo status finale di Gerusalemme dovrà emergere dal dialogo diretto fra israeliani e palestinesi. 

Ma gli Stati Uniti non ci stanno e, attraverso le parole dell'ambasciatrice Nikki Haley, passano al contrattacco. Haley, durante una riunione del Consiglio, ha criticato le Nazioni unite accusandole di "ostilità contro Israele" da "molti anni" e ha difeso la decisione di riconoscere Gerusalemme capitale dicendo che è "l'ovvio". "Le Nazioni unite hanno fatto più danno alle possibilità di una pace in Medioriente che farla progredire", ha dichiarato.

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