Gerusalemme, rottura Usa-Europa all'Onu. Razzi da Gaza, Israele risponde con i raid
Cinque Paesi, tra cui l'Italia, criticano apertamente la decisione di Trump. Due morti e centinaia di feriti nel 'giorno della rabbia'

Due palestinesi morti e centinaia di feriti. È questo il bilancio del 'giorno della rabbia' indetto nei Territori palestinesi per il venerdì di preghiera in segno di protesta contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Scontri con i soldati israeliani sono scoppiati soprattutto in Cisgiordania e a Gaza, ma proteste ci sono state anche a Gerusalemme, dove al termine delle preghiere nella moschea Al Aqsa i fedeli sono andati verso le porte della Città Vecchia intonando slogan come 'Gerusalemme è nostra'.

Proteste massicce fuori dai territori, nel resto del mondo arabo e musulmano. Cortei contro Trump si sono tenuti in tutta l'Asia: dall'Indonesia al Bangladesh, dalla Malesia al Kashmir indiano al Pakistan. Nonché in Giordania, Tunisia, Algeria, Turchia, Egitto, Mauritania e anche in Siria, dove in diverse zone che sono sotto il  controllo dell'opposizione migliaia di persone hanno manifestato a sostegno della causa palestinese.

È lungo il confine della Striscia che un palestinese, identificato come il 30enne Mohammad al-Masri, è stato ucciso dal fuoco dell'esercito israeliano. Questa la versione delle forze armate: centinaia di palestinesi facevano rotolare pneumatici incendiati e lanciavano sassi contro i soldati al confine e "durante le rivolte i soldati dell'Idf hanno sparato selettivamente contro due principali istigatori, ed è confermato che sono stati colpiti". Scontri sono stati registrati anche a Hebron, Betlemme e Nablus, dove decine di palestinesi hanno lanciato sassi contro i soldati e l'esercito ha risposto con lacrimogeni. La maggior parte dei feriti, oltre 270, hanno riportato intossicazioni dovute a inalazione di gas lacrimogeni; ma alcuni sono stati raggiunti da proiettili veri e proiettili di gomma usati dai militari. Secondo i dati forniti dall'esercito israeliano, circa 3mila persone hanno manifestato in modo violento in Cisgiordania, e fra Cisgiordania e Striscia di Gaza sono 30 le località in cui ci sono stati scontri. Le proteste si sono in gran parte affievolite in serata.

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