Germania, al via processo a cellula neo-nazi per 'omicidi del kebab'

Monaco (Germania), 6 mag. (LaPresse/AP) - Si apre oggi a Monaco di Baviera, in Germania, il processo alla cellula neonazista accusata dei cosiddetti 'omicidi del kebab', cioè una serie di uccisioni compiute fra il 2000 e il 2007 le cui vittime erano soprattutto immigrati. Molte delle vittime erano stranieri proprietari di chioschi di kebab, da cui la definizione 'delitti del kebab'; inoltre il gruppo è responsabile dell'omicidio di una poliziotta nella città sudoccidentale di Heilbronn nell'aprile del 2007. La cellula, nota come Nationalsozialistischer Untergrund (Nsu), è nata in Turingia ed è stata scoperta solo a novembre del 2011, sollevando così dubbi sulla capacità delle autorità tedesche di evitare reati del genere.

I membri principali erano tre: Beate Zschaepe, 38 anni, fondatrice del gruppo e che è l'unica ancora in vita e la principale imputata al processo; Uwe Boehnhardt di 34 anni e Uwe Mundlos di 38 anni. Questi ultimi due, complici della Zschaepe, sono stati trovati morti a novembre del 2011 in un apparente omicidio-suicidio. È proprio dopo il ritrovamento dei due che Beate Zschaepe si era consegnata alle autorità e così si era riusciti a risalire all'esistenza della cellula neo-nazista, anche perché gli inquirenti avevano ritrovato la pistola utilizzata per i delitti.

Alla sbarra oggi, oltre alla fondatrice del gruppo, ci sono quattro uomini accusati di avere dato supporto logistico alla Nsu. La principale imputata, Beate Zschaepe, è accusata dalla procura di avere partecipato all'uccisione di 10 persone: si tratta di otto turchi, un greco e una poliziotta. L'avvocato della donna contesta invece le accuse. La giovane è accusata inoltre di essere coinvolta in almeno due attacchi bomba e 15 rapine in banca realizzate con i suoi due complici, Uwe Mundlos e Uwe Boenhardt.

La scoperta della cellula ha provocato in Germania un vero e proprio terremoto nei servizi di intelligence. Dai primi di luglio 2012 hanno infatti lasciato l'incarico diversi funzionari, tra cui il direttore dell'agenzia nazionale di intelligence Heinz Fromm. Alcuni funzionari sono stati accusati talvolta di avere distrutto documenti legati al caso e talvolta di non avere fornito al Parlamento importanti trascrizioni di intercettazioni telefoniche.

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