Gaza, tre palestinesi uccisi nel quinto venerdì di proteste
La morte di questi uomini porta a 44 il numero di palestinesi uccisi dall'inizio, il 30 marzo

Tre palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco venerdì, mentre migliaia di manifestanti si sono ritrovati lungo il confine tra Gaza e Israele per la quinta settimana consecutiva della 'Grande marcia del ritorno'.

Più di 300 persone sono state ricoverate in ospedale per ferite d'arma da fuoco e inalazione di gas lacrimogeni, ha detto il ministro della Salute di Gaza. E sono 44 i palestinesi uccisi dal fuoco israeliano da quando sono iniziate le maggiori proteste il 30 marzo, con oltre 1.500 feriti, tra cui non ci sono israeliani.

Decine di giovani hanno bruciato pneumatici e lanciato pietre a poche centinaia di metri dal confine, con soldati israeliani che hanno sparato occasionalmente gas lacrimogeni e munizioni. Due uomini, che non sono stati finora identificati dal ministero della Salute palestinese, sono stati ammazzati a Est di Gaza City, mentre un terzo, 29 anni, Abdul Salam al-Bakr, è stato ucciso lungo il confine a Sud di Gaza. Tra i feriti ci sono tre giornalisti, ha detto il Centro di Gaza per la libertà dei media.

L'esercito israeliano ha fatto sapere in una nota che circa 10.000 palestinesi hanno preso parte a "rivolte". Al centro della vicenda la 'Grande marcia del ritorno' che, organizzata ufficialmente dalla società civile, è sostenuta da Hamas. Obiettivo? Chiedere il 'diritto al ritorno' per i rifugiati palestinesi e denunciare il blocco imposto da Israele a Gaza. È stata lanciata in coincidenza con la Giornata della Terra, in cui ogni 30 marzo si ricorda la morte nel 1976 di sei arabi israeliani durante le manifestazioni contro la confisca di terreni da parte di Israele, ed è previsto duri per sei settimane, dunque fino alla metà di maggio, quando i palestinesi ricordano la Naqba, l'esodo seguito alla guerra del 1947-1948. Il tutto nell'anno in cui Israele celebra i 70 anni dalla sua nascita e la tensione è alta dopo che a dicembre il presidente americano Donald Trump riconosciuto Gerusalemme capitale d'Israele, scegliendo di trasferirvi l'ambasciata Usa, il cui trasloco è previsto proprio intorno al 14 maggio. 

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