Gaza, proteste nel Giorno della terra: 16 palestinesi uccisi e 1400 feriti dall'esercito israeliano
Caos in Medioriente: al via le sei settimane di manifestazioni legate alla Grande marcia di ritorno. Oltre 400 i feriti

Si è trasformata in un bagno di sangue la 'Grande marcia del ritorno' organizzata dai palestinesi al confine tra la Striscia di Gaza e Israele, una protesta pensata per durare sei settimane per rivendicare il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e per denunciare il blocco di Gaza. L'ultimo bilancio, fornito dal ministero della Sanità della Striscia, è di 16 palestinesi uccisi e oltre 1.400 feriti, 758 dei quali sono stati colpiti da proiettili veri, mentre gli altri hanno riportato ferite per proiettili di gomma e lacrimogeni.

Sono circa 30mila, secondo l'esercito israeliano, i palestinesi che si sono raccolti in cinque punti lungo la frontiera per protestare. Lo Stato ebraico ha dispiegato carri armati e cecchini, nonché un drone per lanciare lacrimogeni sui manifestanti. La polizia israeliana ha spiegato che si tratta di una tecnologia nuova, ma i lacrimogeni hanno provocato diversi feriti dal momento che, riferisce un corrispondente di Afp, sono caduti da un'altezza compresa fra 10 e 20 metri. L'esercito israeliano sostiene di avere "imposto una zona militare chiusa" nell'area intorno a Gaza e anche di avere "sparato verso i principali istigatori" in modo da interrompere gli scontri, in cui dimostranti avrebbero lanciato Molotov e sassi contro il confine. Un portavoce delle forze armate, il brigadier generale Ronen Manelis, ha aggiunto che tutti coloro che sono stati uccisi stavano provando a sfondare o danneggiare la recinzione alla frontiera. A fine giornata, inoltre, Israele ha riferito di avere colpito tre siti di Hamas nella Striscia di Gaza con carri armati e con un raid aereo, dicendo di essere intervenuto a seguito di un attacco a soldati da parte dei palestinesi lungo il confine.

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