FOCUS Medioriente, l'esperto: La causa dei raid? L'unità Hamas-Fatah

Di Fabio De Ponte

Torino, 11 lug. (LaPresse) - All'origine dell'escalation militare a Gaza c'è la recente alleanza fra Hamas e al Fatah che ha portato alla riunificazione del nazionalismo palestinese: una cosa che ha messo in allarme Israele, che ha deciso di intervenire. E' l'analisi di Michelguglielmo Torri, professore di storia dell'Asia all'università di Torino ed esperto di Medioriente. L'alleanza tra il movimento islamico e quello dello storico leader palestinese Yasser Arafat rappresentava, spiega a LaPresse, "il venire in essere di un nuovo attore politico più forte in quanto in grado di mettersi alle spalle le contrapposizione fra Olp e Hamas, che tanto hanno indebolito i palestinesi nel corso dell'ultimo quindicennio". Ciò è stato "visto come un pericolo contro il quale si doveva intervenire con decisione".

"UN PROCESSO DI PACE CHE NON PORTA MAI DA NESSUNA PARTE". I nuovi scontri, è la sua ricostruzione, "partono dal fatto che c'è un problema irrisolto, quello dell'incapacità di giungere ad una pace reale tra lo Stato di Israele e i palestinesi. Da oltre un ventennio è in corso uno strano processo di pace, che non porta mai in nessun luogo. Nel frattempo gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est continuano a infittirsi e la posizione dei palestinesi si deteriora sempre più".

"DUE SOLUZIONI". "Per risolvere la situazione - continua - ci sono solo due possibili soluzioni: una è la costituzione di uno Stato per i palestinesi, previsto già addirittura nella mozione 181 del 1947 dell'Onu che diede origine a Israele; l'altra è rappresentata dalla costituzione di uno Stato democratico che inglobi anche i territori della Palestina occupata, ma nel quale tutti abbiano diritti e doveri indipendentemente dalla propria appartenenza etnica. Uno Stato, cioè, dove ebrei e non ebrei abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri. Attualmente il grado di colonizzazione è arrivato così in profondità che molti pensano che non sia più possibile creare uno Stato palestinese indipendente. Resta quindi la seconda possibilità, ma neppure questa è accettabile per Israele, che punta sì ad un solo Stato fra il Mediterraneo e il Giordano, ma nel quale solo gli ebrei siano cittadini con pieni diritti e dove i non ebrei non possano che aspirare, nel migliore dei casi, che ad una cittadinanza di serie B. Già ora, del resto, solo i cittadini ebrei hanno il pieno godimento di tutti i diritti politici e civili in Israele; i cittadini non ebrei, cioè i palestinesi con passaporto israeliano, hanno diritti più limitati; infine, i palestinesi dei territori occupati non hanno praticamente nessun diritto".

"GAZA SERVE A TENERE LONTANA LA POPOLAZIONE DALLA CISGIORDANIA". "Gaza - prosegue - viene talvolta presentata come una prova della buona volontà del Governo di Israele, che, generosamente, ha proceduto a sgomberarla. In realtà l'obiettivo di Tel Aviv è sempre stato quello di colonizzare la Cisgiordania, che faceva parte ed era il cuore dell'antico Stato di Israele. Gaza invece non solo è un territorio piccolo e sovrappopolato, ma non era parte dell'antico Stato di Israele. Anche per questo vi sono sempre stati pochi coloni, per difendere i quali lo stato d'Israele era costretto a schierare sul terreno un imponente apparato militare, del tutto sproporzionato al valore politico, economico e simbolico di Gaza. Sharon era un generale e queste cose le capiva bene. Dal punto di vista militare era più logico ritirare i coloni e ridispiegare le forze armate israeliane nel perimetro intorno a Gaza, facendo della Striscia, con l'aiuto dell'Egitto, una sorta di prigione a cielo aperto. Da allora la Striscia è sotto controllo dal cielo, dalla terra e dal mare. In effetti i palestinesi di Gaza hanno visto limitare perfino la loro possibilità di pescare nel Mediterraneo. La funzione di Gaza è diventata proprio quella di ingabbiare circa un terzo della popolazione palestinese, tenendola separata anche dalla Cisgiordania".

"PER ISRAELE L'UNITA' PALESTINESE ERA UNO SVILUPPO PERICOLOSO". "Sharon - continua Torri - aveva puntato molto sul tentativo di dividere la leadership palestinese, e aveva avuto successo. Ora la riunificazione tra le due ali del movimento nazionalista palestinese è letta come uno sviluppo pericoloso, perché crea un nuovo fronte unito, un nuovo attore politico più forte. Credo che questo sia stato visto come un pericolo anche solo politico, dato che, militarmente non c'è davvero forza in Medio Oriente in grado di minacciare Israele, contro il quale bisognava prendere provvedimenti".

"MOLTI LATI OSCURI NELLA VICENDA DEI TRE GIOVANI UCCISI". D'altra parte, continua, "non c'è alcuna prova convincente che Hamas sia in qualche modo coinvolto nell'assassinio nei tre giovani israeliani; l'intera vicenda presenta molti lati oscuri". "In ogni caso - conclude - direi che una reazione che già oggi ha portato all'uccisione di così tanti palestinesi nella Striscia di Gaza preceduta dall'uccisione di almeno altri cinque palestinesi nella Cisgiordania durante la ricerca dei tre giovani israeliani sequestrati e assassinati risulti una reazione eccessiva. Non solo è una reazione del tutto sproporzionata alla sua pretesa causa ma è basata sul principio barbaro e ripugnante della responsabilità collettiva".



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