Filippine contano danni di tifone Hayan: si temono oltre 10mila morti

Tacloban (Filippine), 10 nov. (LaPresse/AP) - Le Filippine fanno i conti con le conseguenze del passaggio del tifone Hayan. Mentre il bilancio ufficiale delle vittime è fermo a centinaia di morti, si temono più di 10mila persone uccise nella sola città di Tacloban, nell'area più colpita. Difficile la conta dei danni, mentre molte zone sono isolate e le comunicazioni telefoniche interrotte. Il tifone di venerdì, con venti a 235 chilometri orari e folate di 275 chilometri orari, ha causato onde alte fino a sei metri e allagamenti che hanno portato via o abbattuto case ed edifici. Intanto, mentre i soccorsi faticano a raggiungere le vittime, si registrano problemi di sicurezza: i negozi vengono saccheggiati in cerca di cibo, carburante e acqua.

IL BILANCIO. Difficile per il governo fornire un bilancio, a causa della carenza di comunicazioni e delle zone isolate. Le aree più colpite sono quelle orientali e centrali delle Filippine, in almeno sei delle oltre 7mila isole dell'arcipelato, in particolare in quelle di Leyte, Samar e Cebu. A Leyte, il capo della polizia regionale Elmer Soria ha detto che il numero dei morti sembra destinato a superare le 10mila persone morte solo nella città di Tacloban, la gran parte annegate e sepolte da case crollate. Un funerale di massa si terrà oggi. Nella vicina isola di Samar sono state confermate 300 vittime e 2mila dispersi nella cittadina di Basey. Qui onde alte sei metri si sono abbattute sulle zone abitate. Nell'area ci sono ancora villaggi e cittadine che non sono stati raggiunti, dove non si conosce la stima delle vittime e i sopravvissuti sono in attesa di acqua e cibo. Intanto, arrivano man mano anche notizie da altre quattro isole, dove sinora le vittime sarebbero centinaia. In tutto, il governo aveva evacuato 800mila abitanti, mentre secondo l'agenzia per i disastri le persone colpite dal disastro sono 4 milioni.

SE CONFERMATO, MAI BILANCIO COSI' GRAVE. Se il numero superiore a 10mila vittime fosse confermato, Hayan sarebbe la peggior catastrofe naturale mai accaduta nelle Filippine. Il tifone dalle conseguenze più gravi prima di Hayan fu la tempesta tropicale Thelma, che si abbattè sul centro delle Filippine nel 1991, uccidendo circa 5.100 persone. Il disastro naturale più grave invece è stato il terremoto del 1976, che con magnitudo 7,9 scatenò uno tsunami nel Golfo Moro, uccidendo 5.791 persone.

HAYAN VERSO IL VIETNAM. Il tifone, che ha colpito le Filippine con potenza pari a un uragano di categoria 4, quasi 5, secondo le categorie Usa, si sta spostando verso il Vietnam. Oggi si è indebolito a 166 chilometri orari, con folate più violente, e perderà ulteriore forza quando domani colpirà la provincia Thanh Hoa. Qui proseguono i preparativi. Circa 600mila persone che erano state evacuate dalla regione centrale sono tornate nelle proprie case dopo che Hayan ha cambiato percorso, dirigendosi verso le zone settentrionali del Paese, dove le autorità hanno iniziato ad allontanare quasi centomila persone da tre province.

STRANIERI BLOCCATI, NESSUN ITALIANO IN PERICOLO. Circa 6mila turisti stranieri e filippini sono rimasti bloccati nel resort di Boracay, mentre sono in corso le operazioni dei diversi Paesi per rimpatriare i propri cittadini. L'ambasciatore italiano a Manila, Massimo Roscigno, stamane ha fatto sapere ai microfoni di SkyTg24 che nessun italiano è in pericolo. Intanto all'aeroporto di Tacloban, con tetti scoperchiati e piste invase dal fango, si succedono i voli militari con cui vengono rimpatriati gli stranieri. "Sulla via per l'aeroporto abbiamo visto molti corpi lungo la strada, erano coperti da qualsiasi cosa, teli, pezzi di tettoie, cartelli stradali", ha raccontato l'australiana Mila Ward, 53enne, spiegando di averne contato "oltre un centinaio".

MOLTE ZONE ISOLATE. Mentre molte zone sono impossibili da raggiungere, la priorità del governo di Manila ora è ripristinare l'energia e le comunicazioni, per permettere la consegna di aiuti e assistenza medica. Lo ha annunciato il presidente delle Filippine, Benigno Aquino III, che ha fatto visita questa mattina alla città di Tacloban. Atterrato per verificare direttamente il disastro, ha detto che il bilancio delle vittime "sarà decisamente più alto" di quello ufficiale. Anche il ministro dell'Interno Mar Roxas ha sottolineato la difficoltà: "Tutti i sistemi, gli strumenti della vita moderna sono fuori uso. Non c'è modo di comunicare con la gente".

AIUTI DALL'ESTERO: ANCHE DA USA E UE. Aiuti sono in arrivo da Stati Uniti, Unione europea e governi di diversi Paesi, fa sapere il direttore della Croce rossa filippina, Richard Gordon. Su richiesta del governo di Manila, il segretario alla Difesa Usa Chuck Hagel ha chiesto al Comando Usa del Pacifico di inviare forze navali e aree per contribuire alle operazioni di soccorso e alla consegna per via aerea di aiuti, secondo una nota diffusa dal dipartimento della Difesa. Il presidente della Commissione euoropea, José Manuel Barroso, ha fatto sapere che una squadra è stata inviata per assistere le autorità locali. Barroso ha aggiunto: "Siamo pronti a contribuire con aiuti e assistenza urgenti, se sarà richiesto in questo momento di necessità".

TESTIMONI: VENTI E CADAVERI. Un abitante di Tacloban racconta di aver cercato di proteggersi dai venti chiudendosi in un'auto parcheggiata, che è però stata trascinata via dall'acqua che continuava a salire. "Era alta come un albero di cocco", dice. "Sono uscito dalla Jeep e sono stato trascinato via dalla massa d'acqua, assieme a tronchi, alberi e parti di case", descrive. "Nell'acqua c'erano molte persone che alzavano le mani e urlavano per chiedere aiuto. Ma cosa potevamo fare? Tutti avevamo bisogno di aiuto", aggiunge. Jim Pe, vice sindaco della città di Coron Town a Busuanga, ultima isola colpita dal tifone, racconta che il rumore del vento "sembrava un aereo 747 che passava proprio sopra la mia casa". La sua abitazione e quelle vicine sono state distrutte, ma molte persone si sono salvate rifugiandosi nelle fondamenta.

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