Ferguson, appello di Obama: Accettare decisione, serve moderazione

Washington (Usa), 25 nov. (LaPresse/AP) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato un appello alla calma e alla comprensione diretto a Ferguson subito dopo la decisione del Grand jury chiamato a pronunciarsi sul caso di Michael Brown, che ha deciso di non incriminare il poliziotto bianco Darren Wilson che uccise il 18enne nero disarmato lo scorso 9 agosto. Obama ha invitato sia i residenti di Ferguson che la polizia a mostrare moderazione. "Siamo una nazione costruita sulla regola del diritto, quindi è necessario che accettiamo che spettava al Grand jury prendere questa decisione", ha detto Obama in una dichiarazione fatta in tarda serata dalla Casa Bianca e trasmessa in diretta televisiva. Il presidente Usa ha affermato che è comprensibile che alcuni americani siano "profondamente delusi e persino arrabbiati" della non incriminazione di Wilson, ma ha rilanciato l'invito fatto dai genitori di Michael Brown, i quali hanno più volte chiesto che eventuali proteste fossero pacifiche.

Obama ha inoltre chiesto agli americani di rivolgere la loro attenzione ai modi per avvicinare la polizia alle comunità. "Questo non si può ottenere lanciando bottiglie, né rompendo i finestrini delle macchine. Non si può ottenere usando questa scusa per compiere atti vandalici" e "certamente non si può ottenere ferendo nessuno", ha affermato l'inquilino della Casa Bianca. Ma le scene che si sono viste nei sobborghi del Missouri da pochi minuti dopo l'annuncio del Grand jusy sono state in forte contrasto con l'invito alla calma di Obama. Le tv, mentre mandavano in onda il suo discorso dalla Casa Bianca, accostavano lateralmente le immagini in diretta di manifestazioni violente che erano in corso a Ferguson. La polizia riferisce che i dimostranti hanno rotto vetrine, compiuto atti vandalici su auto della polizia e lanciato sassi contro gli agenti dopo che è scoppiata la rabbia per le strade a seguito dell'annuncio della non incriminazione di Wilson.

Proteste sono scoppiate anche davanti alla Casa Bianca, queste pacifiche. Alcune centinaia di persone si sono radunate davanti alla residenza presidenziale portando cartelli sui quali si leggeva 'Giustizia per Michael Brown'. I manifestanti cantavano lo slogan 'Hands up, don't shoot', cioè 'Mani in alto, non sparare', che è diventato un vero e proprio ritornello in tutte le proteste che sono seguite all'uccisione del 9 agosto. Il riferimento è al fatto che, secondo il racconto fatto da alcuni testimoni, il ragazzo aveva alzato le mani in segno di resa prima che il poliziotto gli sparasse uccidendolo. "Questa non è una questione di Ferguson, è una questione per l'America", ha detto Obama, aggiungendo che "ci sono ancora problemi e le comunità di colore non se li stanno inventando".

Obama, che ha ricevuto ripetuti inviti a recarsi in visita a Ferguson, ha detto che valuterà se questa visita adesso sia saggia. Nel 2012, subito dopo l'uccisione del 17enne Trayvon Martin in Florida da parte di un vigilante, Obama tenne un discorso accorato, in cui affermò: "Se avessi avuto un figlio avrebbe avuto l'aspetto di Trayvon". Ma le circostanze di Ferguson sono diverse, dal momento che è un poliziotto a sostenere di avere agito per autodifesa, e Obama ha cercato di evitare di infiammare le divisioni razziali.


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