Egitto, tregua a piazza Tahrir. Militari si scusano per le vittime

Il Consiglio supremo militare egiziano si è scusato oggi per la perdita di vite umane e ha promesso di portare davanti alla giustizia i responsabili della morte dei manifestanti del Cairo e del resto del Paese. Intanto, dopo cinque giorni di duri scontri e almeno 40 morti, a piazza Tahrir polizia e manifestanti sono in tregua, grazie a un accordo mediato da religiosi musulmani. La situazione è tranquilla dalle 6 di stamattina e per ora non ci sono avvisaglie di un'imminente ripresa degli scontri. I manifestanti hanno formato una serie di catene umane per impedire a chiunque di violare la tregua o avvicinarsi alle zone prossime alle postazioni degli agenti.

L'esercito ha usato barre di metallo e filo spinato per costruire barricate per separare manifestanti e polizia nelle strade laterali che dalla piazza conducono al vicino ministero dell'Interno. La maggior parte dei combattimenti ha avuto luogo in queste vie laterali, che ora sono quasi interamente coperte da detriti, fuliggine, scarpe abbandonate e decine di maschere chirurgiche utilizzate dai manifestanti per proteggersi dai lacrimogeni lanciati della polizia. "L'esercito è come la polizia: uno strumento di repressione", urla la manifestante Khalaf Mayada. "Dov'era l'esercito - aggiunge - quando la sparatoria era in corso?".
Il Consiglio ha promesso oggi di fare il possibile per evitare che eventi simili si ripetano. "Quello che vogliamo è sapere quando se ne andranno", dice un altro dimostrante, Khaled Mahmoud, che ha il naso bendato dopo esser stato colpito da un candelotto lacrimogeno.

Nonostante le dimissioni del governo, l'annuncio di elezioni presidenziali prima della fine di giugno e l'obiettivo di formare un esecutivo civile entro luglio, i manifestanti di piazza Tahrir continuano a chiedere che il maresciallo Hussein Tantawi e i militari lascino immediatamente il potere.

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