Egitto, rilasciati i due turisti stranieri rapiti venerdì nel Sinai

El-Arish (Egitto), 26 mar. (LaPresse/AP) - Il turista israeliano e la turista norvegese, sequestrati venerdì nella penisola del Sinai da uomini armati, sono stati rilasciati nelle prime ore della mattina e portati nel quartier generale della polizia di el-Arish, vicino al confine tra Israele e Gaza. Lo rendono noto ufficiali di sicurezza egiziani. Le autorità hanno negoziato con i sequestratori, che chiedevano il rilascio di un cugino sospettato di coinvolgimento nell'omicidio di un poliziotto, e hanno garantito agli uomini che valuteranno la loro richiesta.

Il sequestro era avvenuto nella zona montuosa di Gabal-Maghara. Secondo le prime informazioni, fornite da un taxista, i due erano diretti al sito di Dahab sul mar Rosso, quando il gruppo armato ha assalito il veicolo e rapito i turisti. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Paul Hirschson, ha confermato la liberazione, aggiungendo che i due sono diretti al Cairo. Non è chiaro quando faranno rientro in Israele. L'emittente privata egiziana OnTv ha mandato in onda un'intervista alla turista norvegese poco dopo la liberazione. "È stato difficile, ma sono così felice di tornare in Norvegia dalla mia famiglia", ha dichiarato la donna garantendo di essere stata "trattata molto bene". Durante l'intervista, l'uomo israeliano si è invece coperto il volto e non ha voluto parlare.

Già in passato gli stranieri in vacanza nell'area erano stati obiettivo di gruppi beduini attivi nel Sinai, intenzionati a creare pressioni sulle autorità per ottenere il rilascio di parenti e conoscenti. Generalmente i sequestri condotti per questi motivi durano poco e i rapiti vengono rilasciati illesi. A inizio mese era stata rapita anche una coppia britannica, trattenuta brevemente da un gruppo di beduini che chiedeva il rilascio di un parente arrestato e accusato di aver trafficato armi dalla Libia all'Egitto. La popolazione beduina nutre un certo risentimento nei confronti del governo centrale del Cairo, a causa di lunghi anni di discriminazione ed emarginazione sotto l'ex regime di Hosni Mubarak.

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