Egitto, liberati 7 ostaggi rapiti in Sinai. Morsi: Ottima cooperazione

Il Cairo (Egitto), 22 mag. (LaPresse/AP) - Sono stati liberati i sei poliziotti e la guardia di frontiera rapiti da sospetti militanti la scorsa settimana nella penisola del Sinai. I sette sono stati lasciati andare nel mezzo del deserto e sono stati trasferiti in un aeroporto militare del Cairo da un elicottero dell'esercito. Qui sono stati accolti dal presidente egiziano Mohammed Morsi. Presenti anche il primo ministro Hesham Kandil e il ministro della Difesa Abdel-Fatah el-Sissi.

Morsi ha abbracciato e baciato uno per uno i sette liberati. In un secondo momento, ha ringraziato le forze armate e le agenzie di sicurezza, ma anche gli abitanti del Sinai e i loro leader tribali, che si sono impegnati per arrivare alla liberazione degli ostaggi. Gli sforzi per giungere al rilascio, ha affermato, forniscono "un esempio da seguire di cooperazione, pianificazione, esecuzione, e di come vengano prima gli interessi del Paese". "Questo evento - ha aggiunto - sarà un punto di partenza per tutti noi, per risolvere i problemi del Sinai e della sua gente".

Una conferma della cooperazione nell'area arriva anche dal portavoce delle forze armate, il colonnello Ahmed Mohammed Ali, il quale scrive sulla pagina ufficiale dell'esercito che la liberazione è stata il "risultato degli sforzi dell'intelligence militare, in cooperazione con gli onorevoli leader tribali e i residenti del Sinai".

Ieri l'esercito aveva lanciato un'operazione per cercare il gruppo nella zona di confine tra Striscia di Gaza e Israele. Un ufficiale di sicurezza ha riferito all'agenzia di stampa statale Mena che la liberazione è stata frutto di sforzi coordinati tra agenzie di sicurezza che sono entrate in contatto con i rapitori, così come lo erano le tribù del Sinai. Non è chiaro tuttavia se il rilascio sia dipeso da una trattativa che ha visto soddisfare le richieste dei sequestratori. Ieri il ministro dell'Interno Mohammed Ibrahim ha fatto sapere che il gruppo chiedeva il rilascio di 24 militanti, alcuni dei quali in carcere dal 2005. Una richiesta che il ministro ha definito "inaccettabile".

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