Egitto, legge elettorale incostituzionale: a rischio il voto di marzo

Il Cairo (Egitto), 1 mar. (LaPresse/EFE) - La Corte suprema costituzionale dell'Egitto ha dichiarato oggi incostituzionale una delle leggi che regolano le elezioni parlamentari, cioè quella che regolamenta la suddivisione del territorio in distretti elettorali, chiedendo di sospendere il processo elettorale che sarebbe dovuto cominciare i prossimi 22 e 23 marzo in attesa che il testo venga modificato. Lo riferiscono a Efe fonti giudiziarie. Questo è l'unico ricorso contro la legge elettorale a essere stato accolto dalla Corte. Al momento non c'è stato alcun annuncio ufficiale di un rinvio delle elezioni legislative, che potrebbero in teoria tenersi entro sei mesi, ma la Commissione elettorale ha fatto sapere che elaborerà "un nuovo calendario" una volta che la legge sarà modificata. Dal canto suo il presidente egiziano, Abdel Fattah El-Sissi, ha dato al governo un periodo massimo di un mese per effettuare le modifiche necessarie alla legge dicendo che l'obiettivo è che le elezioni si tengano "il prima possibile".

Il testo dichiarato incostituzionale dalla Corte è precisamente l'articolo 3 della legge 202 del 2014, che stabilisce le dimensioni delle circoscrizioni e il numero di seggi che spettano a ciascuna. Questa legge, ratificata a dicembre scorso da El-Sissi, divide il Paese in 237 distretti elettorali per eleggere i candidati individuali e in quattro regioni per selezionare i deputati mediante le liste bloccate dei partiti. Tanto la divisione in distretti, quanto il numero dei deputati singoli e dei partiti per il futuro Parlamento hanno sollevato critiche da parte delle forze politiche. Il nuovo Parlamento avrà 567 deputati, di cui 540 sarano eletti per votazione popolare e la restante parte, pari al 5%, sarà designata. Dei parlamentari eletti, 420 proverranno da candidature individuali e solo 120 dalle liste bloccate dei gruppi politici.

I partiti ritengono che il sistema favorisca il ritorno sulla scena politica dei memri dell'antico regime di Hosni Mubarak, caduto nel 2011, ragion per cui diversi gruppi di sinistra hanno annunciato il boicottaggio delle elezioni. Con la decisione di oggi, la giustizia egiziana intende evitare irregolarità nelle elezioni che possano portare alla futura dissoluzione del Parlamento, come già è accaduto nel 2012 e 2013, quando la Corte costituzionale sciolse prima la Camera bassa e poi la Camera alta. In assenza del potere legislativo El-Sissi, eletto presidente a maggio scorso, esercita il suo potere esecutivo senza alcun controllo. La campagna elettorale si doveva aprire ufficialmente ieri, in virtù del calendario stabilito, ma i partiti politici avevano scelto di aspettare il pronunciamento della Corte prima di dare il via alle loro attività.

In base all'agenda prevista prima della sentenza di incostituzionalità, le elezioni parlamentari dovevano tenersi in due fasi: la prima il 22 e 23 marzo e la seconda il 26 e 27 aprile. Queste date erano già un rinvio rispetto all'idea originaria, stabilita nella roadmap tracciata dopo il golpe militare del 2013 con cui fu destituito l'allora presidente Mohammed Morsi, secondo cui le elezioni legislative si sarebbero dovute tenere nel 2014. El-Sissi ha espresso il suo "totale rispetto" per la sentenza della Corte costituzionale e ha sottolineato l'importanza di non incorrere, con le modifiche, in ulteriori elementi che possano essere incompatibili con la Costituzione. Anche la Commissione elettorale ha espresso il suo rispetto nei confronti della sentenza e della Corte costituzionale, annunciando appunto che preparerà "un nuovo calendario".

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