Egitto e Iran contro attacco Israele in Siria: Mette a rischio stabilità

Teheran (Iran), 5 mag. (LaPresse/AP) - Egitto e Iran puntano il dito contro gli attacchi aerei lanciati dall'esercito israeliano sul territorio della Siria, l'ultimo dei quali la scorsa notte, nei pressi di Damasco. Secondo i due influenti governi, i raid rischaino di mettere in pericolo la stabilità dell'intera regione e non aiutano a trovare una soluzione alla crisi siriana.

IRAN: RESISTENZA REAGIRA' AD AGGRESSIONE. Il primo a intervenire è stato l'Iran che, attraverso il generale Masoud Jazayeri, assistente del capo di Stato maggiore iraniano, ha fatto sapere che Teheran "non permetterà al nemico di colpire la sicurezza della regione" e che "la resistenza reagirà all'aggressione israeliana contro la Siria". Sul tema è intervenuto anche il ministro della Difesa iraniano, il generale Ahmad Vahidi."Queste vane mosse - ha detto citato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna - non sono segno della potenza di Israele. Al contrario mostrano la disperazione del regime (israeliano, ndr) di fronte agli sviluppi regionali". La condanna è giunta anche dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, che però non ha dato alcuna indicazione su una possibile risposta armata da parte di Teheran e dei suoi alleati. Il portavoce, riferisce l'agenzia Fars, ha invitato inoltre i Paesi della regione a rimanere uniti contro Israele.

MORSI: NO A VIOLAZIONE SOVRANITA'. Nel pomeriggio sulla difficile situazione si espresso anche il presidente egiziano Mohammed Morsi. L'Egitto, recita una dichiarazione della presidenza, "si oppone con forza" allo spargimento di sangue e all'uso dell'esercito siriano contro il suo popolo, ma respinge la violazione della sovranità siriana e "lo sfruttamento della sua crisi interna con qualsiasi pretesto". I raid, afferma Morsi "aumentano la complessità della situazione" e rappresentano un "vero banco di prova" per l'impegno della comunità internazionale a rispettare la legge internazionale. Il governo del Cairo si è impegnato per cercare di arrivare a una fina pacifica della crisi siriana, ma senza grandi risultati.

IL RAID DELLA NOTTE. L'attacco compiuto questa notte dall'esercito di Tel Aviv vicino a Damasco è il secondo da venerdì e il terzo dall'inizio dell'anno, dopo quello condotto a gennaio. In tutti e tre i casi fonti ufficiali hanno riferito che l'obiettivo erano depositi di armi apparentemente destinate a Hezbollah. L'ultimo episodio segnala un'escalation del coinvolgimento dello Stato ebraico nella guerra civile siriana in corso da oltre due anni fra ribelli e forze del regime Bashar Assad. Il presidente siriano è un alleato chiave dell'Iran.
USA: LEGITTIME PREOCCUPAZIONI ISRAELE. Intanto, gli Stati Uniti preferiscono non commentare direttamente l'episodio della scorsa notte. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha solo espresso vicinanza all'alleato Tel Avivi. "Gli israeliani - ha detto - sono legittimamente preoccupati per la minaccia rappresentata dalla possibilità che Hezbollah ottenga sistemi di armi avanzati, tra cui missili a lungo raggio". Il portavoce ha poi fatto sapere che gli Stati Uniti sono "sconvolti" dal massacro di Bayda, dove gli attivisti riferiscono che nei giorni scorsi oltre cento persone sono state uccise dalle forze del governo

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