Egitto, due morti per repressione proteste in pochi giorni

Il Cairo (Egitto), 4 feb. (LaPresse/AP) - Un attivista del partito d'opposizione egiziano Corrente popolare è morto a causa delle torture inflittegli dalla polizia. È il partito a dare la notizia, dopo che un altro dimostrante di 20 anni è morto per le ferite riportate negli scontri con la polizia durante le proteste di venerdì contro il presidente Mohammed Morsi. Intanto, mentre manifestazioni contro Morsi e contro la repressione compiuta dalle forze di sicurezza continuano a infiammare il Paese, il governo affronta lo scandalo per un video che mostra agenti spogliare e picchiare un dimostrante. Nelle dimostrazioni recenti in Egitto sono morte più di 60 persone.

L'ATTIVISTA UCCISO. L'attivista 28enne Mohammed el-Gindy, fa sapere il partito, è morto questa mattina in un ospedale del Cairo, dopo essere stato "torturato a morte". La portavoce del gruppo, Mona Amer, ha spiegato di avere visto il suo cadavere. Il corpo porta i segni di elettroshock, ha diverse costole rotte e le abrasioni di una corda che gli è stata stretta intorno al collo, ha detto Amer. La versione ufficiale, citata in un referto medico, parla invece di decesso causato da emorragia cerebrale. L'attivista era scomparso dopo aver partecipato alle proteste del 27 gennaiocontro il governo. Il ministero dell'Interno non ha commentato.

SECONDO DIMOSTRANTE UCCISO DA POLIZIA. El-Gindy è la seconda vittima delle violenze delle forze di sicurezza e della repressione delle proteste negli ultimi giorni. Un dimostrante di 20 anni, Mohammed Saad, è infatti morto a seguito delle ferite riportate durante gli scontri con gli agenti nelle proteste di venerdì al Cairlo. I membri del partito Corrente popolare stanno preparando i funerali per entrambi.

VIDEO SHOCK DI PESTAGGIO. La morte dei due attivisti arriva dopo la diffusione di un video che mostra agenti in assetto antisommossa picchiare un uomo nudo, durante i disordini di venerdì vicino al palazzo presidenziale al Cairo. L'uomo, Hamada Saber, aveva inizialmente negato di essere stato spogliato e di avere subito abusi da parte degli agenti. In seguito ha però accusato la polizia, spiegando di aver fornito una versione dei fatti fasulla per evitare problemi. Le immagini degli abusi, riprese da Associated Press e trasmesse in diretta dalla tv egiziana, hanno provocato una rara dichiarazione di scuse da parte del ministero dell'Interno egiziano, che ha promesso indagini, mentre l'ufficio presidenziale ha definito l'aggressione un episodio "scioccante".

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