Egitto, confermata condanna a morte Badie e oltre 180 pro-Morsi

Minya (Egitto), 21 giu. (LaPresse/AP) - Il tribunale egiziano di Minya ha confermato le condanne a morte di oltre 180 islamisti, incluso il leader dei Fratelli musulmani Mohammed Badie. La decisione della Corte penale di Minya è la più grande sentenza di condanna a morte di massa comminata in Egitto in anni recenti, e arriva dal giudice Judge Said Youssef, che in precedenza aveva presieduto il processo. Si tratta della seconda condanna a morte per Badie, guida suprema dei Fratelli musulmani, da quando è cominciata la repressione contro il suo gruppo. La corte ha assolto altri 400 imputati. Il caso è nato da un attacco a una stazione di polizia nella città di el-Adwa vicino alla città meridionale di Minya, lo scorso 14 agosto, che ha causato la morte di un poliziotto e di un civile. Le accuse variavano da omicidio, partecipazione a organizzazione terroristica, sabotaggio, possesso di armi.

Inizialmente, Youssef ha condannato a morte 683 persone per l'attacco, poi ha inviato il caso al Gran Muftì, leader spirituale del Paese. Il Gran Muftì ha espresso il suo parere, poi ha inviato il caso di nuovo a Youssef per confermare la sua sentenza. Gli avvocati degli accusati hanno fatto sapere che ricorreranno in appello. Degli iniziali 683 imputati, solo 110 non sono stati processati in contumacia. Ciò significa che nel caso in cui venissero catturati, affronteranno un nuovo processo. L'udienza di oggi è durata meno di 15 minuti, secondo quanto reso noto da un funzionario della sicurezza. Solo 75 prigionieri sono stati portati in una prigione attaccata alla corte, ma non hanno partecipato alla sessione. Badie, che viene detenuto in una prigione del Cairo, non era presente. Youssef è arrivato in tribunale con un veicolo blindato ed è stato scortato all'interno da funzionari della sicurezza.

Alcune parenti degli imputati assolti hanno esultato e cantato slogan filomilitari. I familiari dei condannati a morte hanno espresso il loro dolore e urlato insulti al fratello del poliziotto ucciso nell'attacco del 14 agosto. I parenti ritengono che la polizia abbia colpito l'agente come parte di una cospirazione contro i loro cari. Ashour Qaddab, fratello del poliziotto ucciso, dopo il verdetto è scoppiato in lacrime. "Questa è la giustizia di Dio...per i cinque orfani di mio fratello", ha detto Qaddab. Sentendolo, i familiari degli altri imputati hanno urlato: "Tuo fratello è stato ucciso dalla polizia".

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