Egitto, ancora morti e violenze. Famiglia Morsi: Rapito da esercito

Il Cairo (Egitto), 22 lug. (LaPresse/AP) - E' ancora alta la tensione in Egitto, dove anche oggi si sono registrati morti e feriti durante manifestazioni dei sostenitori dell'ex presidente Mohammed Morsi. Al Cairo si sono verificate violenze tra sostenitori e oppositori del presidente deposto, che hanno provocato la morte di una persona. Contemporaneamente sono scoppiati scontri a Qalioub, a nord del Cairo, quando i manifestanti pro Morsi hanno bloccato un'autostrada e le forze di sicurezza hanno chiesto di sgombrarla. Qui tre persone sono rimaste uccise, tra cui un diciottenne e un quindicenne. Oggi intanto la famiglia dell'ex presidente ha accusato durante una conferenza stampa i militari di aver "rapito" Mohammed Morsi, e ha affermato che li ritengono responsabili del suo benessere e della sua sicurezza.

SCONTRI AL CAIRO: UN MORTO. Al Cairo sostenitori dell'ex presidente egiziano Mohammed Morsi si sono scontrati con suoi oppositori che stavano partecipando a un sit-in in piazza Tahrir. Le violenze si sono verificate mentre diverse centinaia di manifestanti a favore di Morsi stavando marciando verso l'ambasciata statunitense per protestare contro la presunta interferenza degli Stati Uniti negli avvenimenti egiziani. Lo ha reso noto un funzionario della sicurezza dell'Egitto. Secondo la sua ricostruzione il corteo dei sostenitori è passato da un ingresso in piazza Tharir presidiato dagli oppositori di Morsi, e le due parti si sono scagliate reciprocamente pietre. Si sono anche sentiti colpi di arma da fuoco, ma non è stato chiaro chi stesse sparando. Sono arrivati veicoli blindati che hanno bloccato la strada. Nel corso di questi scontri un oppositore di Morsi è rimasto ucciso e decine di persone sono rimaste ferite, alcuni da fucili a pallini e due da proiettili veri. Lo ha reso noto George Ihab, medico in una clinica sul campo degli oppositori di Morsi. Molti dell'accampamento contro Morsi hanno dichiarato che i manifestanti hanno attaccato alcuni dei loro membri che stavano a guardia di uno degli ingressi di piazza Tahrir, vicino a un ponte sul fiume Nilo. I Fratelli Musulmani hanno negato con un tweet che propri sostenitori abbiano attaccato piazza Tahrir, affermando che le loro proteste sono pacifiche. Ore prima Essam el-Erian, vice capo del partito politico dei Fratelli musulmani, aveva chiesto agli egiziani di "assediare" l'ambasciata e di espellere l'ambasciatore. "Il ruolo americano nel colpo di stato è molto chiaro e nessuno può nasconderlo" ha dichiarato. "Chiedo a tutte le masse del popolo egiziano...di assediare le ambasciate finchè non vanno via" aveva aggiunto.

TRE MORTI A QALIOUB. Contemporaneamente sono scoppiati scontri a Qalioub, a nord del Cairo, quando i manifestanti pro Morsi hanno bloccato un'autostrada. Le forze di sicurezza hanno chiesto di sgombrarla e sono scoppiati scontri. Almeno tre persone sono rimaste uccise negli scontri, incluse un quindicenne e un diciottenne che sono morti a causa di ferite da armi da fuoco. Lo hanno riferito funzionari a condizione di anonimato.

FIGLI MORSI: AGIREMO PER VIE LEGALI. Mohammed Morsi è stato "rapito" dai militari, che saranno responsabili dei suoi "benessere e sicurezza". È quanto afferma la sua famiglia, in un comunicato letto in conferenza stampa al Cairo dalla figlia di Morsi, Shaimaa. L'ex presidente è tenuto prigioniero in una località sconosciuta dal 3 luglio, giorno della sua destituzione per mano di un golpe militare. Il governo sostiene che stia bene e che sia trattenuto per la sua stessa protezione. Durante la conferenza stampa uno dei figli di Morsi, Osama, ha descritto la detenzione di suo padre come "l'incarnazione del rapimento della volontà popolare e di una intera nazione" e ha dichiarato che la famiglia "intraprenderà tutte le azioni legali" per porre fine alla sua detenzione. "Quello che è successo è un reato di rapimento" ha detto Osama, che è un avvocato. "Non trovo modi legali per avere accesso a lui". Il figlio Osama ha detto che la famiglia ha incontrato Morsi per l'ultima volta il 3 luglio scorso, poco prima che il capo militare Abdel-Fattah el-Sissi ne annunciasse la deposizione. Da allora, ha riferito, non hanno avuto contatti con lui. Il figlio ha messo in guardia el-Sissi "e gli altri leader del colpo di stato dal danneggiare la vita, la salute o la sicurezza del presidente legittimo, nostro padre". Durante la stessa conferenza stampa, il segretario generale del sindacato dei medici, Gamal Abdel-Salam, ha annunciato che il sindacato ha chiesto all'esercito di garantire ai medici la possibilità di incontrare Morsi per verificare il suo stato di salute. Ha dichiarato che l'ex presidente soffre di diabete e di problemi di fegato. Il figlio di Morsi tuttavia ha negato che suo padre soffra di problemi di salute.

POLEMICHE DOPO ARTICOLO AL AHRAM. Il direttore del quotidiano statale egiziano al-Ahram, Abdel-Nasser Salama, è stato convocato per essere interrogato, dopo che questa mattina il giornale ha pubblicato in prima pagina la notizia di una nuova indagine contro l'ex presidente Mohammed Morsi. Sulla vicenda presto è arrivata la smentita della procura e dell'esercito. Secondo il quotidiano, gli investigatori starebbero indagando se Morsi abbia chiesto agli Stati Uniti di intervenire militarmente in Egitto e se abbia chiesto a Hamas di "innescare violenze" nel Sinai, per recuperare il suo ruolo nelle ultime ore prima del colpo di Stato che lo ha deposto. Il giornale scrive che l'esercito sarebbe in possesso di registrazioni delle conversazioni. Sul caso, spiega l'agenzia di stampa Mena, è intervenuto il portavoce del procuratore generale, Ahmed el-Rakeeb, smentendo la veridicità della notizia e annunciando la convocazione del direttore. Dura la risposta del portavoce dell'esercito, il colonnello Ahmed Mohammed Ali, il quale ha accusato il giornale di "cercare di causare confusione e provocare l'opinione pubblica". Anche l'ambasciata statunitense al Cairo ha emesso una nota negando quanto riportato da al-Ahram e descrivendo la notizia come "totalmente inventata e completamente falsa".

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