Dittatura Pinochet diventa regime in testi scuola: polemica in Cile

Santiago (Cile), 6 gen. (LaPresse/AP) - Sta scatenando polemiche in Cile la decisione del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione di modificare la definizione della dittatura di Augusto Pinochet in 'regime'. Il consiglio ha approvato la modifica nel corso di una sessione speciale nel mese di dicembre, ma la decisione non è stata di dominio pubblico fino a che il quotidiano El Dinamo non l'ha resa nota sulle sue pagine mercoledì.

Il ministro dell'Istruzione, Harald Beyer, ha spiegato la mossa dicendo che il governo ha deciso di passare a "un termine più generale" dopo che molti educatori hanno fatto notare che 'dittatura' poteva essere un po' forte per i bambini piccoli. "Non ho nessun problema. Riconosco che era un governo dittatoriale", ha aggiunto il ministro. La proposta di cambiamento era stata avanzata in realtà dal predecessore di Bayer, Felipe Bulnes. In ogni caso, ha continuato il ministro, secondo quanto riporta il quotidiano La Tercera, "i professori potranno continuare a usare la parola dittatura o quella che ritengono conveniente".

Favorevole al cambiamento il deputato Alberto Cardemil, del partito Rinnovamento nazionale di destra, che durante il periodo della giunta militare Pinochet (durata dal 1973 al 1990) fu sottosegretario all'Interno. "Dobbiamo dare una versione equilibrata della nostra storia, presente e passata," ha detto.

Dure invece le risposte dell'opposizione e di coloro che negli anni si sono battuti contro la giunta sanguinaria, durante cui furono uccisi almeno 3mila oppositori politici. Hugo Gutierrez, deputato del Partito Comunista del Cile, ha definito il cambiamento "una presa in giro della nostra storia, della nostra gente e della realtà dei fatti che il popolo ha vissuto sulla sua pelle". Una scelta "deplorevole", l'ha definita la deputata socialista Isabel Allende, scrittrice e figlia dell'ex presidente Salvador Allende, deposto da un colpo di Stato l'11 settembre 1973, in seguito a cui Pinochet prese il potere. La decisione, spiega la Allende, va contro il pensiero comune, perché tutto il mondo sa che durante quei 17 anni si è avuta in Cile "una feroce dittatura con le più gravi violazioni dei diritti umani, in cui non c'era Parlamento e non c'era libertà", ma al contrario "persecuzioni, omicidi e desaparecidos".

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