De Blasio, l'anti-Trump che ha vinto a New York ma non convince
A Manhattan è molto facile incontrare newyorchesi che non hanno votato de Blasio e che lo bacchettano.

C'è un paradosso nella traiettoria politica di Bill de Blasio: è sindaco di New York per la seconda volta, primo democratico a riuscire nella rielezione nella metropoli dal 1989, ma i newyorkesi sono perplessi sul suo operato. A mostrarlo sono la bassa affluenza al voto del 7 novembre (appena al 22%) e i commenti critici e duri dei residenti. De Blasio ha ottenuto oltre il 66% delle preferenze, contro la sfidante repubblicana Nicole Malliotakis, ferma a più del 27%.

La vittoria, nella città dove la gran parte degli 8,5 milioni di abitanti è schierata in campo democratico, era attesa ed è stata accompagnata da quelle - sempre democratiche - in Virginia e New Jersey, dov'è stato scelto il governatore. Una terna che ha significato ben oltre la dimensione locale: è il primo schiaffo alle urne per il presidente (e magnate newyorkese) Donald Trump. Eppure nelle strade di New York sembrano prevalere i commenti negativi sul sindaco di discendenza italiana e determinato anti-trumpiano, dopo una campagna elettorale fiacca.

De Blasio, 56 anni, aveva promesso di portare avanti l'agenda progressista con cui si era presentato nel 2013 dopo vent'anni di governi repubblicani, con Rudolph Giuliani e Mychael Bloomberg. Nel suo piano c'erano la lotta alle diseguaglianze sociali, il miglioramento della relazione tra la polizia e le minoranze, e in questa corsa alla rielezione ha sostenuto di dover restare per portare avanti quei programmi e costruire sui risultati degli anni passati. Tra questi ci sono la 'preschool' accessibile a tutti, la diminuzione della criminalità, il miglioramento dell'edilizia popolare, i servizi legali per gli immigrati senza documenti (in aperta 'ostilità' alla battaglia di Trump contro le 'città santuario').

Per riassumere le sue intenzioni e ricalcando così la sua distanza dal repubblicano alla Casa Bianca, davanti ai sostenitori al Brooklyn Museum, ha detto: "Il nostro lavoro è assicurarci che la città mantenga il suo carattere meraviglioso, aperto e inclusivo", che rimanga "la più giusta grande città d'America". A Manhattan, però, è molto facile incontrare newyorchesi che non hanno votato de Blasio e che lo bacchettano. Sui giudizi negativi, di certo ha pesato la costante copertura negativa dei tabloid sull'operato del sindaco. Lui li ha descritti come "un passatempo con poco contenuto", affermando che i newyorkesi sappiano scegliere con la propria testa. A pochi metri da Wall Street, un operaio stradale dice: "Ha fatto un sacco di promesse, invece ha solo fatto politica: tante parole, ma democratico o repubblicano poco importa, se questo è il risultato. Ho votato per Malliotakis, sperando in qualcosa di meglio". I colleghi concordano, ma qualcuno dice di non aver votato.

Critica è anche Gina, che lavora in una grande azienda a pochi passi da Central Park: "Penso non sia stato efficace, e ha un'agenda predefinita in gran parte nel suo interesse". La mancanza più grave? "La sicurezza: basta andare a Penn Station o in metropolitana per accorgersene, la situazione dei senzatetto è fuori controllo, così come quella della sporcizia". Poi precisa che a livello federale è un'altra storia: "Chi vota Trump non vede che quel che dice e quel che fa sono cose diverse. Mente e distrugge la classe media". Anche per Michael H., che lavora nella finanza, de Blasio "si è presentato con molte promesse, parla di migliorare la città, ma non ha concretizzato quelle parole. E poi c'è l'eterna rivalità con il governatore Andrew Cuomo, in cui ciascuno dei due vuole mostrarsi come il vero leader. Una disputa inutile, che per fortuna sono riusciti a mettere da parte almeno nella gestione dell'attentato terroristico a Manhattan".

Fanny, baby sitter di origine sudcoreana, arrivata negli Usa vent'anni fa, ha invece votato per de Blasio e spiega di averlo fatto per le sue buone politiche sull'accesso alle scuole dell'infanzia e per il timore delle politiche di Trump sull'immigrazione: "I travel ban, le politiche che colpiscono i 'Dreamers', la lotta alle città santuario... De Blasio invece cerca di proteggere anche gli immigrati". Pure Geycel, universitaria di 25 anni, lo ha votato: "Si è schierato per gli afroamericani e le minoranze, per esempio quando raccontò di aver detto al figlio mulatto di star attento alla polizia. Ha migliorato molte cose, e soprattutto ha forti posizioni anti-Trump".

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