Dazi, Trump twitta ancora per lamentarsi di Canada e Ue
In una serie di quattro tweet il presidente degli Stati Uniti torna a parlare dei fatti dell'ultimo G7

"Il commercio equo va chiamato commercio stupido se non è reciproco". Si apre così una serie di quattro tweet lanciati nella notte italiana dal Donald Trump, in visita a Singapore, nei quali il presidente statunitense torna ad attaccare Justin Trudeau dopo i fatti dell'ultimo G7, che hanno visto il numero uno della Casa Bianca disconoscere il comunicato conclusivo del vertice proprio in risposta alle posizioni critiche del premier canadese rispetto ai dazi imposti dagli Stati Uniti.

"Perché io, in qualità di presidente degli Stati Uniti, dovrei permettere a dei Paesi di continuare a realizzare massicci avanzi commerciali, come hanno fatto per decenni, mentre i nostri agricoltori, lavoratori e contribuenti devono pagare un prezzo così alto e iniquo?", si domanda Trump, definendo la situazione "ingiusta per gli americani".

Lo stesso presidente Usa cita precisamente il caso canadese - evocando il valore della bilancia commerciale tra le due nazioni e le tasse imposte sui prodotti caseari statunitensi - per accusare Trudeau di "atteggiarsi come se fosse ferito quando viene chiamato in causa".

Ma nella serie di cinguettii digitali non mancano richiami anche all'Unione europea, e alla Germania in particolare, in tema di costi dell'alleanza atlantica. "Gli Stati Uniti pagano quasi l'intero costo della Nato, proteggendo molti degli stessi Paesi che ci derubano sul commercio", tuona Trump, sostenendo che la Ue "dovrebbe pagare molto di più per le questioni militari" e puntando il dito verso Berlino che "paga l'1% (lentamente) del Pil per la Nato, mentre noi paghiamo il 4% di un Pil molto più grande".

La conclusione alla quale giunge il presidente, infine, è una nuova affermazione della dottrina 'America first': "Ci dispiace, non possiamo più lasciare che in nostri amici, o nemici, si approfittino di noi nel commercio. Dobbiamo mettere al primo posto il lavoratore americano!".

 

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