D-day, il ricordo dello sbarco nelle parole dei presidenti Usa

Washington (Usa), 6 giu. (LaPresse/AP) - Oggi ricorre il 70esimo anniversario dello sbarco in Normandia e, per l'occasione, sono previste celebrazioni nella regione francese con la partecipazione di numerosi ospiti illustri. Fra loro anche Barack Obama, che sarà il quarto presidente degli Stati Uniti a partecipare alle celebrazioni annuali in Normandia in ricordo dello sbarco degli Alleati del 6 giugno 1944. È però l'unico presidente a essersi recato due volte sui luoghi dell'invasione durante il suo mandato presidenziale. Il primo a visitare le spiagge del 'giorno più lungo' fu Ronald Reagan, in occasione del 40esimo anniversario nel 1984, quando diede un ricordo toccante ed evocativo dell'impresa. Prima di lui, i presidenti americani ricordarono il D-Day con discorsi e comunicati, senza mai andare in Normandia. Non lo fece nemmeno Dwight D. Eisenhower, che fu il comandante supremo delle forze alleate e l'uomo che ordinò agli strateghi di mettere a punto i piani dell'invasione, la più grande operazione navale della storia. Di seguito una scheda che ripercorre come i presidenti degli Stati Uniti hanno celebrato gli anniversari di rilievo del D-Day.

DWIGHT EISENHOWER - DECIMO ANNIVERSARIO, 1954. Eisenhower emise un comunicato in cui rifletteva sulla Guerra fredda: "Vediamo popoli, un tempi acerrimi rivali, che seppelliscono i loro antagonismi e si uniscono per affrontare i problemi del mondo dopo la guerra. Se tutte quelle nazioni che facevano parte della Grande Alleanza non hanno mantenuto in tempo di pace lo spirito di unità del tempo di guerra, se alcuni dei popoli che erano fratelli in armi sono stati divisi da noi, ciò è motivo di profondo dispiacere, ma non di disperazione".

Eisenhower non andò in Normandia durante la sua presidenza, ma lo fece in occasione del ventesimo anniversario dello sbarco, nel 1964.

LYNDON JOHNSON - VENTESIMO ANNIVERSARIO, 1964. Il presidente Johnson rimase a Washington per seguire l'approvazione del Civil rights Act, ma inviò in Normandia una delegazione di ufficiali che parteciparono al D-Day, guidata dal generale Omar Bradley. A quest'ultimo affidò la lettura di un suo discorso: "Il vostro Paese ricorda e non dimenticherà mai la risolutezza nata in quel D-Day che, finché ne saremo in grado, esisteranno degli uomini disposti a unirsi e a non permettere che la luce della libertà venga di nuovo spenta su un qualunque continente. Quindi sappiate che quando questo Paese avrà compiuto duemila anni non avremo comunque dimenticato le terre in cui i nostri figli sono sepolti, né la causa per cui essi sono morti. Là dove abbiamo un impegno verso la causa della libertà, li onoreremo, oggi, domani e sempre".

RICHARD NIXON - TRENTESIMO ANNIVERSARIO, 1974. Nixon, nel pieno dello scandalo Watergate, stava affrontando le udienze per l'impeachment.

Per questo inviò di nuovo in Normandia il generale Bradley. Cinque anni prima, Nixon emise un proclama nel venticinquesimo anniversario, definendo lo sbarco in Normandia "una pietra miliare nella storia della libertà". Incontrò inoltre alla Casa Bianca ex corrispondenti di guerra che stavano per partire per la Francia per le cerimonie.

RONALD REAGAN, QUARANTESIMO ANNIVERSARIO, 1984. Reagan, primo presidente Usa a recarsi personalmente alle celebrazioni in Normandia nel corso del mandato, tenne un discorso molto evocativo dalla scogliera di Pointe du Hoc, con intorno a sé 62 ex militari che parteciparono allo sbarco. Erano alcuni dei ranger dell'esercito che scalarono proprio la scogliera di Pointe du Hoc, su cui era sistemato un nido di mitragliatrici tedesche che tenevano sotto scacco gli americani sulla spiaggia sottostante. "Questi sono i ragazzi di Pointe du Hoc", disse Reagan, "questi sono gli uomini che scalarono la scogliera, questi sono i campioni che hanno aiutato a liberare un continente, questi sono gli eroi che hanno contribuito a porre fine alla guerra". E proseguì: "Lanciarono scale di corda su questa scogliera e iniziarono a issarsi. Quando un ranger cadeva, un altro prendeva il suo posto. Quando una corda veniva recisa, un ranger ne prendeva un'altra e ricominciava a salire. Scalavano, rispondevano al fuoco e mantennero l'andatura. Presto, uno per uno, i ranger arrivarono in cima e conquistando i terreni in cima a queste scogliere, iniziarono a riconquistare il continente europeo. Duecentoventicinque ranger vennero qui. Dopo due giorni di combattimenti, solo 90 potevano ancora portare delle armi. Dietro di me c'è un memoriale che simboleggia le baionette dei rangers che vennero conficcate in cima a questa scogliera. E davanti a me ci sono gli uomini che ce le piantarono".

BILL CLINTON - CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO, 1994. Il presidente Bill Clinton prese parte alle commemorazioni del 50esimo anniversario del D-Day parlando dal cimitero di guerra americano di Colleville-sur-Mer. Di seguito un estratto dell'intervento di Clinton: "Cinquanta anni dopo, come è differente il mondo in cui viviamo. Germania, Giappone e Italia, liberate dalla nostra vittoria, sono ora fra i nostri più vicini alleati e strenui difensori della libertà. La Russia, decimata durante la guerra e in seguito gelata dal comunismo e dalla Guerra fredda, è rinata nel nome della democrazia. E mentre la libertà si estende da Praga a Kiev, la liberazione di questo continente è quasi completa. Ora la domanda passa alla nostra generazione: Come costruiremo sul sacrificio degli eroi del D-Day? Come i soldati di Omaha beach, non possiamo restare fermi. Non possiamo restare al sicuro rimanendo come siamo. Evitare i problemi di oggi sarebbe la fine della nostra generazione. Proprio come la libertà ha un prezzo, essa ha anche uno scopo, ed esso è il progresso".

GEORGE W. BUSH - SESSANTESIMO ANNIVERSARIO, 2004. Bush andò in Normandia nel 2002 in occasione del Memorial Day, il giorno in cui negli Stati Uniti si ricordano i veterani, e vi tornò per il sessantesimo anniversario dello sbarco. In quell'occasione parlò da un cimitero americano accompagnato dall'allora presidente francese Jacques Chirac. Disse quanto segue: "Tutti coloro i quali sono sepolti e nominati qui hanno un posto nella memoria dell'America. Preghiamo nella pace di questo cimitero che abbiano raggiunto le spiagge della grazia di Dio. Guardiamo ancora con orgoglio agli uomini del D-Day, a quelli che hanno prestato il loro servizio e sono andati avanti. È stata una strana piega della storia a chiamare giovani uomini dalle città nelle praterie e dalle strade delle metropoli d'America affinché attraversassero l'oceano e respingessero la marciante e meccanizzata malvagità del fascismo".

BARACK OBAMA - SESSANTACINQUESIMO ANNIVERSARIO, 2009. Obama ricordò come suo nonno, un sergente furiere 26enne di stanza nella Manica, attraversò il canale sei settimane dopo il D-Day e seguì le forze alleate in Francia. Allora Obama parlò così: "In un momento di massimo pericolo, nella più oscura delle circostanze, uomini che pensavano di essere ordinari trovarono dentro se stessi l'abilità di fare qualcosa di straordinario. Questa è la storia della Normandia, ma anche dell'America. Quella delle milizie coloniche che si riunirono a Lexington; dei ragazzi unionisti del Maine che respinsero una carica a Gettysburg; degli uomini che diedero l'ultima loro misura di devozione a Inchon e a Khe San; di tutti i giovani uomini e donne il cui valore e bontà portano ancora avanti questa eredità di servizio in armi e sacrificio".

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