Coronavirus, fotografi LaPresse bloccati ad Abu Dhabi: Situazione surreale
Coronavirus, fotografi LaPresse bloccati ad Abu Dhabi: Situazione surreale

I fotoreporter erano al seguito dell'Uae Tour di ciclismo negli Emirati Arabi Uniti: due membri dello staff di uno dei team italiani sono risultati positivi

Ci sono anche due fotografi italiani di LaPresse fra i nostri connazionali bloccati ad Abu Dhabi, al seguito dell'Uae Tour di ciclismo negli Emirati Arabi Uniti. Le ultime due tappe della corsa sono state cancellate dopo che due "membri dello staff" di uno dei team italiani sono risultati positivi al coronavirus. La decisione è stata presa dal comitato organizzatore "per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti. La sicurezza è in cima a tutte le priorità". Tutto il personale, lo staff dei team partecipanti alla corsa e gli stessi fotografi sono al momento bloccati in hotel in attesa che vengano effettuati i controlli. Intanto due hotel che ospitano il personale al seguito della corsa, il Crowne Plaza a Yas Island e il W Abu Dhabi della catena Marriott, sono stati posti in "quarantena preventiva".

Fra di loro ci sono Fabio Ferrari, fotografo veterano al seguito delle gare di ciclismo in Italia e all'estero, e Massimo Paolone. I due fotoreporter sono arrivati il 20 febbraio ad Abu Dhabi con un volo da Malpensa, da lì il trasferimento a Dubai per l'inizio della gara. Dalla giornata di ieri sono tornati ad Abu Dhabi, dove intorno alle 21.30 (ora locale) hanno ricevuto la comunicazione degli organizzatori che sarebbero stati sottoposti a dei controlli. Da quel momento Ferrari e Paolone, insieme ad un'altra ventina di giornalisti, fotografi e operatori tv al seguito della corsa, sono stati invitati a rimanere nelle loro stanze di albergo dove hanno ricevuto anche il cibo da operatori con tanto di mascherina. Questa mattina sono iniziati i controlli per verificare la positività al coronavirus. "Siamo stati chiamati uno ad uno in una stanza dedicata, dopo la registrazione con il passaporto ci hanno chiesto se avevamo dei sintomi", racconta Fabio Ferrari. "Sembrava tutto molto surreale, con tutti questi medici con camice lungo e coperti da calzari, guanti e occhiali. Siamo entrati uno alla volta, ci hanno fatto il tampone e ora attendiamo l'esito", ha aggiunto. L'organizzazione della corsa si è messa a disposizione per aiutare le autorità locali, al momento non dovrebbe slittare il rientro in Italia previsto per il 1 marzo.

Intanto il ministero della Salute degli Emirati Arabi ha fatto sapere che tutti i partecipanti alla corsa, il personale amministrativo e gli organizzatori saranno esaminati attraverso lo screening periodico continuo in corso e "che verranno prese tutte le procedure necessarie, comprese le misure di quarantena, per garantire il freno la diffusione del suo focolaio in coordinamento con tutta la salute e le altre autorità interessate nel paese". Il ministero ha inoltre aggiunto che sono state prese tutte le precauzioni necessarie per garantire misure preventive altamente efficienti, compresi controlli e osservazione delle persone a contatto con i pazienti, per garantire la protezione della società e la sua sicurezza e preservare la fiducia del pubblico.

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