Choc in Gran Bretagna: Johnson in terapia intensiva. Contagio frena ancora in Spagna
Choc in Gran Bretagna: Johnson in terapia intensiva. Contagio frena ancora in Spagna

Il premier non è attaccato al ventilatore polmonare. Prende in mano la guida di Downing Street il Ministro degli Esteri Dominic Raab 

Boris Johnson, il primo capo di governo ad ammalarsi di Covid-19, è stato trasferito in un'unità di terapia intensiva dopo che le sue condizioni sono peggiorate. Il primo ministro conservatore del Regno Unito è tra i leader che avevano sminuito il nuovo coronavirus e la malattia respiratoria correlata, non applicando da subito restrizioni e vincoli forti per arginarne la diffusione. Johnson, risultato positivo il 26 marzo, è finito in ospedale domenica sera per la persistenza dei sintomi, negli stessi minuti in cui la tv trasmetteva lo storico discorso della regina Elisabetta II. Nel corso di ieri pomeriggio, le sue condizioni sono peggiorate e, su consiglio del suo team medico, è stato trasferito al reparto di terapia intensiva. Il primo ministro, ha reso noto Downing Street, ha chiesto al segretario agli Affari esteri Dominic Raab di sostituirlo. Johnson "ha ricevuto terapia di ossigeno" ma "non è attaccato al ventilatore polmonare", ha riferito questa mattina il ministro per l'Ufficio di Gabinetto Michael Gove, alla radio Lbc.

 Mentre Londra registra 439 nuovi decessi in un giorno, portando il totale a 5.373, con 51.608 infezioni, i dati di Spagna e Italia sembrano invece dimostrare che distanziamento sociale e lockdown funzionano per frenare i contagi. In Spagna sono nuovamente scesi i numeri di morti e infezioni giornaliere: i primi sono stati 637, il dato più basso da 13 giorni, per un totale di oltre 13mila morti, le seconde 4.273, che portano il totale a oltre 135mila. In calo anche il numero dei pazienti che sono stati ammessi nelle unità di terapia intensiva, allentando così la pressione sul sistema sanitario: nella regione di Madrid, duramente colpita, i pronti soccorso sono finalmente tornati a una parvenza di normalità. Si entra "in una nuova fase della battaglia", ha commentato il ministro agli Affari urbani, José Luis Abalos: "Non significa che dobbiamo abbassare la guardia, ma che dobbiamo valutare le misure necessarie".

 "Non è finita, non siamo al picco e dobbiamo continuare la mobilitazione dei cittadini che restano a casa", "l'isolamento deve proseguire perché funziona" e "può salvare delle vite". Con queste parola il ministro della Salute francese Olivier Veran ha accompagnato i nuovi dati sui contagi nel Paese, che ha toccato il record di 833 nuovi morti in un giorno, arrivando a 8.911: è il bilancio più pesante in Europa, dopo quelli di Italia e Spagna. I malati negli ospedali francesi sono 29.752, oltre 800 in più in un giorno, di cui oltre 7mila in terapia intensiva. Veran ha sottolineato anche due dati positivi: il calo dei malati ricoverati in rianimazione e il numero dei guariti, 17.250, mille più del giorno prima. Austria e Repubblica Ceca, nel frattempo, hanno entrambe iniziato a guardare alla 'fase 2'. La prima ha previsto la riapertura dei piccoli negozi dall'1 maggio, limitando il numero dei clienti. Praga ha invece proposto la fine del divieto dei viaggi all'estero dal 14 aprile, così come la riapertura dei piccoli esercizi commerciali.

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