Corea oltre le Olimpiadi, viaggio al confine tra Nord e Sud: "Ripartiamo dalla bandiera unita"
Nella zona demilitarizzata si respira ibisco e tensione, tra chi vorrebbe l'unità e chi ne ha paura

In lontananza si sente solo il rumore delle onde che si rompono sulla spiaggia. D'estate è possibile che vi sia anche il frinire delle cicale ma d'inverno è silenzio. Sembra un tempo sospeso, dove tutto è immobile, tra le montagne gialle e secche che accompagnano la costa est della Corea del Sud. La calma che si diffonde è uno strano ossimoro con il luogo: si tratta del confine più presidiato al mondo, la Zona Demilitarizzata (DMZ) coreana, dove soldati scrutano altri soldati, dove la tensione tra Nord e Sud si annusa nell'aria, che allo stesso tempo sa di mare e ibisco perché l'abbandono degli esseri umani ha permesso alle piante locali di espandersi.

Siamo sulla costa di quello che è comunemente noto come il Mar del Giappone, ma che in Corea è chiamato Mare Orientale, nella provincia di Goseong Gangwon-do. È un posto che non è aperto agli estranei, ma su cui in occasione delle Olimpiadi invernali i giornalisti sono stati invitati a dare una sbirciatina in prima fila. Qui, nel simbolo della 'guerra fredda' con cui Pyongyang sfida Seul. Qui, dove sono schierati 200 mila soldati sudcoreani, un terzo dell'esercito, per il timore di qualche azione. Qui, nell'osservatorio di Goseong, più a Nord del 38°Parallelo, dove una vetrata per i turisti apre alle montagne sulla sinistra e il mare sulla destra, dove chilometri di spiagge bianche sabbiose incontaminate sono opportunamente vuote.

Nel mezzo, al centro della vallata, c'è un avamposto nordcoreano, con due bandiere rosse e blu della Corea del Nord in cima a grandi pennoni che si spezzano nel vento. La chiamano Zona demilitarizzata, una fascia larga circa 4 chilometri e lunga 248, ma è la striscia di terra più densa di armi del mondo, con 13mila cannoni da parte nordcoreana e un paio di milioni di mine disseminate equamente da una parte e dall'altra. Per arrivarci, bisogna attraversare tre check point e percorrere la strada che prima era intrisa di mine, segnate ora da bandiere rosse.

A solo un'ora e mezza di auto, coppie di pattinatori si stanno battendo sul ghiaccio di PyeongChang per l'oro alle Olimpiadi. Ma sull'Osservation Post 717 il clima sportivo non si sente, c'è solo un vecchio canestro abbandonato di lato. Non molto divertente, per coloro che affrontano quotidianamente lo sguardo del nemico oltre il confine.

Ad accoglierci c'è un sergente di 26 anni, da 3 mesi in servizio: mostra i punti di controllo e di osservazione nordcoreani. "In uno di questi un paio di anni fa ci è venuto proprio il leader, Kim Jong-un", spiega. E poi ancora, indica chilometri di filo spinato, bunker. Con un binocolo fa vedere il cecchino su una torretta a chilometri di distanza. Lui non parla di temi politici, non può e forse neanche gli interessa: dopo i 18 mesi di addestramento è dove ha sempre voluto essere.

È la guida, Lee Seong Jeong, a spiegare che in un recente sondaggio l'80% dei coreani, fra Nord e Sud, si è detto felice della presenza ai Giochi della squadra di hockey unita delle due Coree. Lei stessa vive a pochi chilometri da Panmunjom, il villaggio dove fu firmato l'armistizio del 1953 che mise in pausa la Guerra di Corea. I suoi genitori gestiscono un ristorante frequentato principalmente da soldati e turisti che visitano la zona. Intorno alla Dmz, interi villaggi sono stati cancellati. Sono rimasti solo Daeseong-dong con 150 persone, in Sud Corea vicino al confine con il Nord. E di fronte c'è il villaggio propaganda, Gijeong-dong, ormai abbandonato ma rimasto a sventolare bandiere in nome del grande leader. "Mio nonno ha fatto la guerra di Corea - racconta - Di quegli anni parlava solo del freddo e della fame. Diceva: 'erano nostri nemici ma avevano la faccia uguale alla nostra' ".

La differenza sta tutta qui: la generazione che ricorda la Corea unita e parla di riunificazione come di un grande sogno. E i giovani che hanno solo paura di ritrovarsi a pagare le tasse per un Paese riassemblato ma ormai diversissimo. L'immagine corre alla bandiera unica con cui le due Coree hanno sfilato durante la cerimonia di apertura dei Giochi: "Si potesse ripartire da quella bandiera", ci saluta Lee Seong Jeong. 

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