Controlli alle frontiere di Svezia e Danimarca, vacilla Schengen

di Matteo Bosco Bortolaso

Roma, 4 gen. (LaPresse) - Danimarca e Svezia controlleranno più attentamente il flusso di persone alle loro frontiere, cercando di ridurre il flusso di richiedenti asilo e mettendo un nuovo punto interrogativo sul futuro del sistema Schengen, che consente la libera circolazione delle persone all'interno dell'Unione europea. "Abbiamo ricevuto oggi un documento della Danimarca che ci informa sulla reintroduzione dei controlli temporanei alla frontiera, a partire da mezzogiorno", ha spiegato la portavoce Ue per gli affari interni Tove Ernst, nella consueta conferenza stampa quotidiana della Commissione. Ernst ha detto che la misura, adottata per ragioni di "sicurezza e ordine pubblico", durerà fino al prossimo 14 gennaio. La portavoce ha spiegato che Bruxelles esaminerà la nuova norma alla luce della sua "proporzionalità" e "necessità" per dare il via libera a tali controlli, come contemplato da Schengen. Il commissario europeo per gli affari interni, Dimitris Avramopoulos, ha avuto contatti preliminari con il governo danese, ma non si è ancora espresso sui nuovi controlli. Insomma, per ora il semaforo è arancione. Poi si vedrà.

PER NON BLOCCARE I MIGRANTI. "I controlli alle frontiere sono necessari per assicurare pace e ordine, e per assicurare che rifugiati e migranti non si ritrovino bloccati in Danimarca". Così il primo ministro danese, Lars Loekke Rasmussen, ha giustificato la decisione, adottata simultaneamente all'entrata in vigore di una misura svedese, che renderà più difficile l'attraversamento del ponte che collega Copenaghen alla città svedese di Malmo. La logica è chiara: il governo danese si è detto che, piuttosto di ritrovarsi a casa migranti diretti in Svezia, è meglio bloccarli direttamente al confine tedesco. I controlli svedesi, oltre a toccare il ponte Oresund tra Danimarca e Svezia, dove sono già iniziate code e polemiche, coinvolgono anche i battelli: i loro passeggeri dovranno mostrare un documento di identità prima di poter partire verso la Svezia.

CONTROLLI A CAMPIONE. "Al momento non stiamo mettendo in atto la responsabilità del trasportatore, anche se potremmo farlo", ha sottolineato il premier danese. Rasmussen ha confermato che i controlli alla frontiera Germania-Danimarca dureranno dieci giorni, fino al 14 gennaio, con la possibilità di una proroga per altri venti giorni. Parlando oggi ad una conferenza stampa, il premier ha sottolineato che "non tutti coloro che provengono dalla Germania saranno controllati: la polizia non chiederà ad ogni persona di mostrare il passaporto". I controlli danesi, a campione, saranno quindi meno rigidi di quelli voluti dalla Svezia, approvati tre mesi fa dal parlamento di Stoccolma e in vigore da stamattina per sei mesi, prorogabili.

I RICHIEDENTI ASILO. L'anno scorso la Svezia ha ricevuto 163mila richieste di asilo da parte di rifugiati arrivati sul suo territorio. Messa a confronto con la popolazione del Paese scandinavo, la cifra diventa il rapporto più alto richiedenti/abitanti nell'Unione europea. Questo ha spinto il governo di Stoccolma, a maggioranza socialdemocratica e ecologista, a porre fine alla sua generosa politica di asilo. La Danimarca liberal-conservatrice, da parte sua, l'anno scorso ha registrato un notevole aumento di richiedenti (21mila, un terzo in più rispetto al 2014). E nelle ultime settimane Copenaghen aveva guadagnato l'attenzione dell'Europa per la proposta di legge, filtrata sulla stampa, di sequestrare i beni dei profughi per ripagare le spese di accoglienza. Con l'eccezione della Lega di Matteo Salvini e di altri politici, quasi ovunque si sono levate voci indignate.

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