Clima, in stallo la conferenza di Varsavia: guerra tra Ue-Usa e Cina

Varsavia (Polonia), 22 nov. (LaPresse/AP) - Gli obiettivi per la riduzione delle emissioni inquinanti dovrebbero essere definiti "ben prima" del summit di Parigi del 2015, in modo che nella capitale francese si possa arrivare a siglare un accordo internazionale che li renda obbligatori. Questo è tutto quello che si legge nella bozza del documento finale della conferenza mondiale sul clima che si conclude oggi a Varsavia dopo due settimane di lavori. Niente scadenze predefinite, il che potrebbe portare al fallimento del summit, al quale ogni Paese potrebbe presentarsi con i propri desiderata scoprendo le carte solo all'ultimo.

Gli Stati uniti, attraverso il delegato Todd Stern, stanno spingendo per un "linguaggio più forte" nel documento, mentre l'Ue ha annunciato l'impegno a presentare i propri obiettivi per la riduzione delle emissioni già nel 2014. Frena soprattutto la Cina, riluttante a ogni nuovo impegno in campo ambientale. Gli obiettivi dovrebbero essere definiti e annunciati "nel corso del negoziato", commenta il delegato cinese Liu Zhenmin. Pechino non ci sta a sottoporsi agli stessi tagli di emissioni proposti per i Paesi occidentali, che - sottolinea - hanno costruito la propria economia grazie ai carburanti fossili. Usa e Ue ribattono che la Cina, con il rapidissimo percorso di crescita degli ultimi decenni, non può più considerarsi un Paese in via di sviluppo. Il lavorio diplomatico sul documento prosegue a oltranza. "Ci aspetta una notte in piedi", annuncia il viceministro dell'ambiente polacco Beata Jaczewska. "Ma speriamo ancora - aggiunge - di concludere le riunioni il prima possibile".

Ma i problemi non riguardano solo le emissioni. Progressi si sono registrati sul tema della deforestazione dei Paesi in via di sviluppo, ma la questione, come sempre, resta quella dei fondi per compensare i mancati introiti. I Paesi ricchi hanno messo sul piatto aiuti, ma non bastano. Mentre la tragedia delle Filippine ha riacceso l'attenzione sui disastri provocati dal cambiamento climatico. Per questo motivo i Paesi il cui territorio è composto di isole hanno proposto un "meccanismo di perdite e danni". L'obiettivo è quello di ottenere risarcimenti dai Paesi ricchi, considerati i principali responsabili del cambiamento climatico. I quali, ovviamente, ne non vogliono sapere.

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