Cina, 25° anniversario Tienanmen: Pechino blindata, nessuna protesta

Pechino (Cina), 4 giu. (LaPresse/AP) - Decine di poliziotti e agenti di unità paramilitari a Pechino hanno pattugliato piazza Tienanmen e le strade adiacenti, per impedire le commemorazioni dell'anniversario delle repressioni delle proteste del 4 giugno del 1989. Gli agenti hanno fermato auto e controllato i documenti dei passanti, mentre ai giornalisti è stato ordinato di lasciare la piazza dopo la cerimonia quotidiana di alzabandiera alle prime luci dell'alba. Nella città non c'è stato alcun segno di manifestazioni o eventi pubblici. Decine di attivisti, dissidenti e critici del governo erano stati arrestati o messi ai domiciliari nei mesi scorsi. "Mi dispiace non poter andare nella piazza per rendere omaggio, ma mi riscalda il cuore vedere che questi eventi e questi sacrifici non sono stati dimenticati dopo 25 anni", ha detto l'attivista Hu Jia, agli arresti domiciliari da 101 giorni.

I familiari di alcune vittime delle repressioni hanno potuto visitare le tombe dei loro cari con la scorta della polizia, ma hanno dovuto restare in silenzio, ha riferito Zhang Xianling, il cui figlio 19enne fu ucciso in piazza Tienanmen. Le autorità cinesi non ammettono discussioni sugli eventi del 3 e 4 giugno del 1989, quando centinaia di persone furono uccise nelle repressioni delle proteste dai soldati intervenuti nella piazza con carri armati e veicoli corazzati. Il governo non ha mai diffuso un rapporto completo sugli eventi né un numero ufficiale delle vittime. Alcune fonti parlano di centinaia, altre di migliaia. Secondo Pechino, l'obiettivo delle proteste guidate dagli studenti era rovesciare il Partito comunista cinese e far sprofondare il Paese nel caos. I leader delle proteste affermano invece che chiedessero soltanto più democrazia e libertà, e la fine della corruzione.

Quest'anno ai giornalisti stranieri è stato chiesto di non intervistare i dissidenti e di non riferire notizie legate all'anniversario. Stamattina, in una mossa insolita, il ministero degli Esteri e il governo hanno convocato delle conferenze stampa, invitando i reporter stranieri a partecipare. Nonostante le misure di sicurezza, ogni anno la comunità cinese in varie parti del mondo organizza manifestazioni e conferenze per ricordare le repressioni. A Hong Kong gli organizzatori si aspettano che circa 150mila persone parteciperanno stasera a un sit-in un parco della città. Per la prima volta un gruppo pro-Pechino, Voice of Loving Hong Kong, ha previsto una manifestazione al sostegno delle repressioni.

Maya Wang, una ricercatrice di Human Rights Watch a Hong Kong, ha ammesso che le misure restrittive adottate quest'anno dalle autorità cinesi sono state particolarmente dure, ma ha aggiunto che questo non scoraggerà attivisti dal discutere degli eventi del 1989. "Anche se queste repressioni possono avere un successo temporaneo - ha affermato - a lungo termine il governo farà fatica ad affrontare sempre più richieste di trovare i responsabili e garantire la giustizia". L'avvocato e attivista Teng Biao ha notato che il dibattito sulle proteste si è intensificato grazie alle popolari piattaforme di social media cinesi, come Weibo e WeChat, nonostante i tentativi del governo di eliminare i contenuti considerati delicati. "Sebbene il governo sembri più forte - ha affermato Teng - in realtà ha più paura, è meno fiducioso e si sente meno al sicuro".

Un nuovo sondaggio condotto dall'università di Hong Kong ha dimostrato che il sostegno alle proteste guidate da studenti nel 1989 è diminuito, anche se la maggior parte delle persone crede ancora che Pechino avesse sbagliato a condannarle. Il 48,5% delle persone intervistate ha infatti affermato che "gli studenti di Pechino fecero la cosa giusta", in ribasso dal 54,1% dell'anno scorso.

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