Cile, 40 anni fa il golpe di Pinochet. Ferite aperte, ma idee di Allende ancora vive

Santiago del Cile (Cile), 11 set. (LaPresse/AP) - In Cile ricorre oggi il 40esimo anniversario del colpo di Stato militare con il quale il generale Augusto Pinochet pose fine al governo del presidente socialista Salvador Allende, avviando 17 anni di dittatura, dal 1973 al 1990. L'11 settembre del 1973, mentre sul palazzo della Moneda cadevano le bombe e i soldati golpisti si stringevano intorno all'edificio, Allende evitò di consegnarsi e si suicidò con un fucile d'assalto. A 40 anni di distanza le ferite lasciate dalla dittatura sono ancora aperte e alcuni giorni fa, con l'avvicinarsi dell'anniversario, l'Associazione dei magistrati cileni prima e la Corte suprema poi hanno ammesso le proprie responsabilità. I magistrati hanno presentato scuse pubbliche per non avere fatto di più per prevenire gli abusi sotto Pinochet; la Corte non si è invece scusata, ma ha ammesso "gravi azioni e omissioni" relative al periodo della dittatura. Il governo del Cile stima che sotto Pinochet siano state uccise 3.095 persone, cifra che include circa 1.200 persone scomparse. Recentemente è giunta anche la condanna dell'attuale presidente Sebastian Pinera, che guida una coalizione di centro-destra che include diversi politici che hanno lavorato per Pinochet. "Niente giustifica le violazioni di diritti umani serie, ripetute e inaccettabili", ha detto Pinera.

Quando assunse l'incarico di presidente nel 1970, Salvador Allende diventò il primo leader marxista eletto in America. Nonostante avesse ottenuto solo il 36% dei voti e dovesse affrontare un Congresso ostile, si imbarcò in quello che definiva "il percorso del Cile verso il socialismo", nazionalizzando l'industria del rame che era stata dominata da società statunitensi e utilizzando il denaro per finanziare la redistribuzione delle terre e provare a migliorare l'assistenza sanitaria e l'istruzione. Il fatto di avere sposato il socialismo, che si manifestò anche con una visita di tre settimane dell'allora presidente cubano Fidel Castro in Cile, fu un incubo della Guerra fredda per il presidente Usa Richard Nixon, che approvò una campagna segreta per aggravare il caos economico nel Paese e appoggiò il golpe.

Il colpo di Stato fu inizialmente sostenuto da molti cileni stanchi dell'inflazione arrivata al 500% e di carenze croniche di scorte. Ma distrusse quello che con orgoglio avevano defininito loro stessi la più forte democrazia del Sud America. Pinochet dissolse il Congresso, mise fuori legge partiti politici e inviò le forze di sicurezza a raccogliere e uccidere sospetti dissidenti. Secondo le stime del governo furono 40.018 le persone uccise, torturate o imprigionate per motivi politici durante il regime. E solo le persone uccise sarebbero 3.095, tra cui appunto 1.200 di cui non si sono più avute tracce. Pinochet interruppe le riforme avviate da Allende. Nelle scuole, che prima erano in gran parte gratuite, incoraggiò la privatizzazione e tagliò i finanziamenti. Privatizzò le pensioni e i sistemi di rifornimento idrico, restituì i terreni ai vecchi proprietari, taglio i salari e le barriere commerciali incoraggiando le esportazioni e costruendo un modello di libero mercato per garantire una veloce crescita economica e una stabilità istituzionale. Aspetto questo ampiamente riconosciuto. La serie di governi che seguì alla caduta di Pinochet, perlopiù di orientamento di sinistra, seguì il nocciolo di quel sistema e lasciò la Costituzione quasi invariata.

Augusto Pinochet, che morì nel 2006, insistette numerose volte sul fatto che aveva salvato il Cile dal marxismo, ma un sondaggio di questo mese condotto dal Cerc evidenzia che solo il 18% dei cittadini ne è convinto. Il 63% ritiene invece che il colpo di Stato abbia distrutto la democrazia. Si tratta di un'indagine condotta su 1.200 persone, con un margine di errore di 3 punti percentuali. A 40 anni di distanza l'eredità di Allende è molto viva. La socialista Michele Bachelet è data per favorita nelle prossime elezioni presidenziali che si terranno il 17 novembre e una nuova generazione, nata dopo il ritorno alla democrazia del 1990, è scesa in gran numero per le strade per chiedere l'applicazione di molti dei principi sociali promossi da Allende: dall'istruzione gratuita alla migliore assistenza sanitaria alle pensioni. "Quarant'anni dopo viene menzionato più che mai dai giovani che riempiono le strade chiedendo libertà e un'istruzione di qualità", dice la figlia, Isabel Allende. "Il profilo di Allende continua a essere ben valutato, mentre Pinochet viene sempre più screditato", aggiunge. Bachelet ha promesso di attuare un'ampia serie di riforme, se sarà eletta, superando la Costituzione del periodo della dittatura.

E la leader del movimento di protesta giovanile per la riforma del sistema universitario, Camila Vallejo, è adesso in corsa per il Congresso con il partito comunista. "La maggior parte dei problemi che ci colpiscono oggi hanno origine in questo terribile periodo di storia", spiega la Vallejo. E il complesso di strutture create da Pinochet per garantire chi violava i diritti umani sono crollate, tanto che 700 funzionari dell'esercito affrontano un processo per le sparizioni dei dissidenti e una settantina sono stati incarcerati per crimini contro l'umanità.

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