Charlie, lo specialista Usa visita il piccolo in ospedale
Incontro a Londra con i medici inglesi per parlare della cura sperimentale

C'è tempo fino al 25 luglio per convincere l'Alta corte inglese che una cura sperimentale non testata neanche sui topi possa aiutare Charlie Gard, il piccolo inglese di 11 mesi affetto da una malattia genetica rarissima. Le sue sorti dipendono da un team internazionale di specialisti che per lui ha elaborato una terapia nucleosidica. Questa mattina Michio Hirano, neurologo statunitense del team, ha visitato il piccolo nell'ospedale Great Ormond Street di Londra e ha ricevuto l'autorizzazione all'accesso alla sua cartella clinica. Hirano sostiene che la terapia potrebbe migliorare la condizione di Charlie, affetto da depressione del Dna mitocondriale, a causa della quale non può vedere, non può sentire e non può muoversi.

La sindrome, ne soffrono 16 bambini al mondo, causa debolezza muscolare progressiva e danni cerebrali, perché il corpo non produce energia per gli organi. Secondo il team internazionale di specialisti (uno di loro viene dall'ospedale pediatrico della Santa Sede Bambino Gesù) la terapia ha tra l'11 e il 56% di possibilità di migliorare la forza muscolare del bambino e una "piccola ma significativa" possibilità che aiuterà anche le funzioni del suo cervello. Per i medici del Great Ormond Street Hospital il bambino soffre troppo e non ha nessuna possibilità di miglioramento.

Per questo qualche mese fa avevano chiesto l'autorizzazione a staccare i macchinari che lo tengono in vita, in modo che il piccolo potesse morire con dignità. Alla proposta, i genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, si sono sempre opposti. Ma tre sentenze hanno dato ragione all'ospedale: "Interrompere i trattamenti, se le misure adottate non sono più compatibili con la dignità del bambino", si leggeva nelle motivazioni dell'Alta Corte inglese l'11 aprile, poi confermate della Corte d'appello inglese il 25 maggio e della Corte europea dei diritti dell'Uomo l'8 giugno. Dopo aver messo in atto una massiccia campagna di appello in difesa della vita del figlio sui social, con l'hashtag #charliesfight - che è valsa l'attenzione di Papa Francesco e del presidente Usa Donald Trump - i coniugi Gard hanno raccolto donazioni per 1,5 milioni di euro per finanziare le cure del piccolo negli Stati Uniti o in qualunque altro Paese.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata