Catalogna, Corte Suprema ritira mandato d'arresto europeo per Puigdemont
Il provvedimento riguarda anche gli altri quattro ex ministri del suo governo. La decisione comunicata alle autorità belghe

La Corte suprema spagnola ha accettato di ritirare il mandato europeo di arresto spiccato contro l'ex presidente della Generalitat di Catalogna, Carles Puigdemont, e di altri quattro ex ministri del suo governo, ora in Belgio per opporsi all'estradizione in Spagna. La decisione verrà ora comunicata alle autorità belghe, come confermato da fonti della Corte. Secondo fonti giudiziarie, citate da La Vanguardia ed El Pais, resta invece valido il mandato d'arresto spagnolo: Puigdemont e gli altri quattro ex membri della Generalitat verranno arrestati quando varcheranno il confine del Paese.

Secondo il giudice Pablo Llarena il mandato d'arresto emesso dalla giudice Carmen Lamela dell'Audienca Nacional dovrebbe essere ritirato perché si sta indagando "su un reato di natura plurioggettiva dotato di un'unità giuridica inseparabile", che richiede una risposta unica per evitare di cadere in contraddizione. Vale a dire, ha spiegato il giudice, dopo l'emissione dei mandati d'arresto "è stato definito che i fatti avrebbero potuto essere perpetrati attraverso l'accordo di tutti gli indagati con un'unità giuridica inseparabile".

Paul Bekaert, avvocato fiammingo esperto di diritti umani che assiste l'ex presidente catalano, Carles Puigdemont e i quattro ex ministri del suo governo fuggiti in Belgio, ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna "notifica ufficiale" del ritiro del mandato d'arresto da parte delle autorità spagnole. "Non abbiamo alcuna decisione ufficiale, non abbiamo visto alcuna notifica. Finché non avremo i documenti non reagiremo", ha aggiunto.

Intanto, è stata rifiutata la cauzione all'ex vicepresidente della Catalogna Oriol Junqueras, all'ex membro del gabinetto Joaquim Forn e ai due leader dei gruppi civili ANC e Omnium Cultural, che stanno affrontando le accuse di sedizione. Lo ha deciso il tribunale supremo spagnolo. Stabilita, invece, una cauzione di 100mila euro per sei dei sette ministri attualmente detenuti.

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