Carovana dei migranti, tensione al confine. La polizia Usa prova le cariche

Nella notte italiana, le truppe Usa hanno dato vita a un'esercitazione mimando lo sgombero della carovana. Ma la gente sembra determinata a andare avanti

Tensione al confine tra Messico e Stati Uniti. La carovana dei migranti preme all'ingresso degli Usa. Nella notte italiana, centinaia di persone hanno dato vita a una manifestazione piuttosto dura urlando slogan contro Donald Trump mentre soldati e poliziotti, armati fino ai denti, hanno messo in scena una specie di esercitazione antisommossa con un atteggiamento decisamente minaccioso. 

Il livello dello scontro è salito quando Trump ha deciso di attaccare anche nel giorno di Thanksgiving minacciando di chiudere il confine se  il Messico avesse perso il controllo su di esso. Il traffico automobilistico e pedonale nell'affollata area di San Ysidro si è fermato per 40 minuti quando decine di poliziotti statunitensi con elmetti e fucili si sono schierati sulla frontiera. La polizia antisommossa ha provato i movimenti per caricare e disperdere la gente. Gli uffici doganali degli Stati Uniti l'hanno definita "esercitazione di prontezza su larga scala". Soldati americani con uniformi color kaki hanno lanciato razzi esplosi con un fumo bianco dall'odore pungente mentre gli elicotteri si libravano sopra la testa.

Trump ha già schierato quasi 6.000 soldati lungo il confine e giovedì ha minacciato di andare ancora oltre. "Se capiremo che si arriverà a un livello in cui perderemo il controllo o dove le persone inizieranno a farsi male, chiuderemo l'ingresso nel paese per un periodo di tempo fino a quando non riusciamo a controllarlo", ha detto il presidente Usa aI giornalisti, prima di lanciare un avvertimento AL Messico. "Chiuderemo l'intero confine, intendo l'intero confine", ha detto, aggiungendo che "il Messico non sarà in grado di vendere le proprie auto negli Stati Uniti".

Quasi contemporaneamente in un altro punto della frontiera chiamato El Chaparral, i migranti centroamericani della carovana hanno sfidato il presidente con una manifestazione. "Apri le porte, Trump! Non stiamo cercando la guerra, ma il lavoro", urla Alberto Ruiz, un ventiduenne honduregno. Dopo un viaggio di oltre un mese dall'Honduras, circa 5.000 migranti hanno vissuto in un rifugio di fortuna costruito in uno stadio all'aria aperta. Ha piovuto mercoledì sera, inzuppando i materassi e altri oggetti. "Andiamo al confine, lì possiamo fare pressione su Trump, stiamo solo perdendo tempo e forza se ce ne stiamo al riparo", ha detto in un megafono Carlos Rodriguez, anch'egli honduregno. "Oggi è un giorno speciale, è il Ringraziamento negli Stati Uniti, non ci linciano", ha detto mentre una folla applaudiva e urlava a sostegno.

Nel freddo della notte, decine di migranti hanno trascinato i loro oggetti bagnati dal rifugio e allestito un nuovo campo proprio nel mezzo di una strada vicino all'incrocio di El Chaparral. Le autorità di Tijuana hanno istituito un a specie di collocamento volante nel tentativo di reclutare lavoratori qualificati tra i migranti a beneficio delle aziende locali, mentre l'agenzia di immigrazione messicana ha offerto loro documenti di residenza temporanea in Messico. Alcuni hanno approfittato delle offerte ma altri sono semplicemente determinati a raggiungere gli Stati Uniti.

Da quando è partita la carovana più di un mese fa, soprattutto dall'Honduras, migliaia di migranti - tra cui molte donne e bambini - hanno percorso circa 4.400 chilometri, camminando o facendo autostop. I primi gruppi hanno raggiunto Tijuana alla fine della scorsa settimana. Ma ci sono state tensioni nella città di confine, con alcuni abitanti del luogo che temevano il crimine e la violenza. Questo anche in seguito alla dicharazione di Trump che ha parlato di "almeno 500 criminali nella Carovana". I migranti sono in gran parte in fuga dalla povertà e dai disordini nel "Triangolo del Nord" dell'America centrale - El Salvador, Guatemala e Honduras, dove la violenza delle bande ha alimentato alcuni dei più alti tassi di omicidi nel mondo.