Canada, elezioni: Trudeau figlio riporta al potere i liberali

di Giampiero Gramaglia

Roma, 20 ott. (LaPresse) Per molti versi, il Canada è un pezzo d'Europa trapiantato nel Nord America. I cittadini statunitensi lo hanno usato come terra rifugio ai tempi della Guerra del Vietnam - ci andavano per sottrarsi all'arruolamento - e lo guardano spesso con diffidenza per certe sue inclinazioni 'socialiste', come, ad esempio, il sistema sanitario, molto più simile ai nostri europei che a quello Usa (lo raccontava bene un bel film sull'eutanasia di Denys Arcand, Le invasioni barbariche, premio Oscar 2003).

Con tutte le sue stranezze, a partire dal bilinguismo e dalle pulsioni indipendentiste, oggi molto attenuate, del Quebec, appariva sorprendente che il Canada fosse governato da nove anni da un conservatore 'alla Bush', fuori tempo, come Stephen Harper. A confermare il loro sfalsamento rispetto agli Stati Uniti, con cui hanno un rapporto simile a quello dei belgi verso la Francia, i canadesi elessero Harper nel 2006, quando ormai gli americani si erano stancati di Bush, e lo rielessero - dandogli pure la maggioranza assoluta - nel 2011, quando alla Casa Bianca c'era già, e da tempo, Barack Obama.

Prima di Harper, la storia dei primi ministri canadesi nel secondo dopoguerra è un'alternanza, molto anglo-sassone, tra liberal e conservatori sì, ma progressisti fin dal nome del loro partito. La vittoria, nelle politiche di lunedì, del Partito liberale di Justin Trudeau riporta, quindi, la politica canadese nel suo alveo tradizionale: Justin si muove nel solco del padre, quel Pierre Trudeau che fu a capo del governo del Paese a due riprese, dal 1968 al 1979 e di nuovo dal 1980 all' '84.

Ma non solo del padre Pierre è figlio Justin, 43 anni, cui il quasi coetaneo Matteo Renzi ha suti 'twittato' gli auguri: sua madre, Margareth Joan Sinclair, è donna di cultura e di mondo; e i Trudeau furono coppia da gossip 'ante litteram' (lei ebbe una storia con Ted Kennedy, prima di frequentare i Rolling Stones, pare anche Mick Jagger).

La vittoria dei liberali sui conservatori, pronosticata nei sondaggi, nonostante una partenza lenta nella campagna elettorale, è stata netta a spoglio ultimato. I iberali hanno ottenuto 184 seggi, la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento di 338 seggi, eleggendo deputati in tutte le 10 province e i tre territori canadesi e riscattando la disfatta del 2011 -appena 34 seggi-. I conservatori scendono da 159 a 99 seggi. Il New Democratic Party, che all'inizio della campagna era il favorito, ottiene 44 seggi, 50 in meno di quelli che aveva.

Alla fine, Harper, 56 anni, ha ammesso la sconfitta. Il programma di governo dei liberali prevede investimenti in infrastrutture per stimolare la crescita economica, cercando nel contempo di ridurre il debito. Sul fronte estero, Trudeau intende ristabilire buoni rapporti con l'amministrazione Obama, ma vuole ritirare il Canada dalla missione di combattimento contro il sedicente Stato islamico, concentrando l'azione internazionale su temi genuinamente canadesi come aiuti umanitari e cambiamento climatico.

Nelle ultime battute della campagna elettorale, Harper ha cercato di spaventare l'elettorato, dicendo che il ritorno al potere dei liberali avrebbe comportato un ritorno alla corruzione del passato, dopo gli scandali che li travolsero nel 2005. Ma la mossa è stata un boomerang: anche i conservatori oggi devono fare i conti con una serie di scandali.

Pure la decisione di trasformare in una questione elettorale l'uso del velo islamico ha screditato i conservatori, condannandoli alla sconfitta.

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