Burkina Faso, risveglio nel caos: Compaoré non si dimette, timori golpe

Ouagadougou (Burkina Faso), 31 ott. (LaPresse/AP) - Niente dimissioni ma "sono disponibile ad aprire discussioni con tutti i partiti". Dopo ore di incertezza su dove il presidente del Burkina Faso si trovasse, con il Paese nel caos fra le immagini di fuoco e fumo che investivano la capitale Ouagadougou a seguito delle proteste, Blaise Compaoré è ricomparso ieri in tarda serata pronunciando queste parole in un breve discorso alla nazione trasmesso da tv e radio. Dunque niente dimissioni, anzi, visto che Parlamento e governo sono stati sciolti, Compaoré ha annunciato che sarà lui a guidare un governo di transizione con rappresentanti di tutte le parti. Questo esecutivo resterà in carica per 12 mesi e, solo al termine del periodo, Compaoré rimetterà il suo mandato e si andrà a nuove elezioni.

BURKINA FASO IL GIORNO DOPO: RISVEGLIO NEL CAOS. Il giorno dopo le violenze il Burkina Faso, finora esempio di relativa stabilità nell'Africa occidentale, si è svegliato in uno stato di confusione. Non è chiaro infatti se l'opposizione accetterà di partecipare al nuovo governo di unità nazionale. E non è chiaro soprattutto che ruolo precisamente stia giocando l'esercito, il che alimenta i timori che si tratti di un golpe: è stato il capo dell'esercito, il generale Honore Traore, ad annunciare ieri lo scioglimento di governo e Parlamento e a comunicare che sarà nominato un nuovo esecutivo inclusivo; inoltre sono stati i leader militari a incontrare ieri pomeriggio, nel tentativo di placare la situazione, il capo dell'influente gruppo etnico Mossi. Intanto è stato introdotto un coprifuoco in vigore dalle 19 alle 6 di mattina. Lo stato d'emergenza invece è stato revocato poche ore dopo la sua introduzione.

L'ASSALTO AL PARLAMENTO E LA SOSPENSIONE DEL VOTO SULLA COSTITUZIONE. In una giornata convulsa ieri la situazione è precipitata in poche ore. Prima i manifestanti antigovernativi hanno assaltato il Parlamento, altre sedi del governo e case di ministri per impedire il voto su un emendamento alla Costituzione che avrebbe permesso a Compaoré, al potere da 27 anni, di candidarsi per un quinto mandato presidenziale. Inizialmente i poliziotti avevano respinto la folla con gas lacrimogeni, ma i dimostranti si sono riorganizzati e sono entrati in Parlamento superando gli agenti dispiegati intorno al palazzo. Le fiamme hanno avvolto il palazzo principale del complesso parlamentare e molti deputati sono scappati in un albergo nelle vicinanze. Nel tentativo di pacificare la situazione il voto in aula è stato sospeso, ma anche dopo questa decisione sono proseguiti scontri per le strade e la polizia ha usato i lacrimogeni. I disordini non hanno interessato solo la capitale: a Bobo Dioulasso, la seconda città del Paese, sono stati saccheggiati alcuni negozi. Negli scontri sono registrate vittime: e autorità locali riferiscono di un morto e diversi feriti, ma alcuni media riportano bilanci più alti.

PREOCCUPAZIONE INTERNAZIONALE, ONU MANDA INVIATO. Le immagini provenienti dal Burkina Faso hanno messo in allarme la comunità internazionale. Il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, ha invitato tutte le parti a porre fine alle violenze, dicendosi "rattristato dalle perdite di vite risultanti dai recenti eventi". Il rappresentante speciale dell'Onu Mohamed Ibn Chambas ha fatto sapere che "deplora il deterioramento della situazione di sicurezza" nel Paese e dovrebbe arrivare in visita oggi. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno accolto con favore la decisione del presidente Compaoré di ritirare la proposta di legge che gli avrebbe permesso di correre per un quinto mandato. "Accogliamo anche la decisione di formare un governo di unità nazionale per preparare le elezioni nazionali e trasferire il potere a un successore democraticamente eletto", ha aggiunto la portavoce del dipartimento di Stato americano, Jen Psaki.

CHI È COMPAORÉ: GOLPE, AMICIZIA CON TAYLOR E MEDIAZIONE PER OSTAGGI. Blaise Compaoré è salito al potere a ottobre del 1987 con un colpo di Stato condotto contro l'allora presidente Thomas Sankara, noto come il 'Che Guevara dell'Africa', suo amico di lunga data e alleato politico che alla fine fu ucciso proprio nel golpe. Da allora Compaoré è stato rieletto quattro volte, nonostante l'opposizione abbia contestato i risultati. La Costituzione non gli consente di correre per il quinto mandato e per questo avrebbe voluto modificare la Carta tramite un emendamento che il Parlamento avrebbe dovuto approvare ieri. Da quando è salito al potere Compaoré, 63 anni, ha fatto un restyling, cercando di presentarsi come uomo di Stato d'esperienza e mediatore di dispute elettorali, assumendo spesso un ruolo di mediatore per il rilascio di ostaggi nella regione. Recentemente, per esempio, il suo governo è stato coinvolto nei negoziati per il rilascio di diversi ostaggi europei detennuti da militanti legati ad al-Qaeda nel nord del Mali. Ha anche ospitato i colloqui fra il governo del Mali e i separatisti Tuareg, arrivando all'accordo che ha reso possibili in Mali le elezioni presidenziali di luglio 2013. Non ha fatto segreto del suo sostegno a Charles Taylor, il signore della guerra liberiano diventato presidente del suo Paese e che ora sta scontando una condanna a 50 anni per crimini di guerra e contro l'umanità compiuti in Sierra Leone. E il presidente del Burkina Faso è stato anche accusato di sostenere gruppi ribelli in Costa d'Avorio e Angola, nonostante successivamente abbia giocato il ruolo di mediatore di pace in Costa d'Avorio e altri Paesi africani.

LE PROTESTE CONTRO COMPAORÉ DEL 2011. Quella emersa ieri è la più grande minaccia alla presidenza di Compaoré da quando è salito al potere. Già nel 2011 aveva affrontato una crisi con diverse ondate di protesta. La rivolta allora era cominciata quando gli studenti avevano dato fuoco a edifici governativi in diverse città dopo che un giovane era morto in custodia delle forze di sicurezza, pare a seguito di maltrattamenti. I cittadini erano scesi in strada protestando anche per l'aumento dei prezzi del cibo e i soldati avevano saccheggiato negozi e rubato auto per esprimere il loro scontento per gli stipendi bassi. A un certo punto, a metà aprile di quell'anno, ci fu l'ammutinamento di alcuni militari, che occuparono il palazzo presidenziale costringendo Compaoré a fuggire. Ma una situazione che per molti presidenti avrebbe decretato la fine per Compaoré si è configurata solo come un problema temporaneo, che è riuscito a gestire uscendo indenne semplicemente rimuovendo i capi della sicurezza e autonominandosi ministro della Difesa prima di rientrare nella capitale.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata