Brexit, governo nel caos. Ma May difende l'accordo: "E' il migliore per il Paese"

L'esecutivo perde pezzi: si dimettono in sette. Il 25 novembre vertice europeo straordinario

Caos politico a Londra, il giorno dopo che il governo della premier Theresa May ha avallato la bozza d'accordo sulla Brexit, raggiunta martedì dai negoziatori britannici e di Bruxelles. In ballo ci sono il futuro della nazione, nonché il destino politico della leader conservatrice. Lei ha parlato al mattino in Parlamento per difendere l'intesa tecnica poi, dopo una convulsa giornata segnata da dimissioni di ministri e trame di mozioni di sfiducia, è di nuovo comparsa davanti ai giornalisti in serata. "Credo con ogni fibra del mio corpo" nel progetto di accordo, ha detto: è "il migliore per il Paese" e agisce "nell'interesse nazionale".
 

"Andrò fino in fondo? Sì", ha promesso May, nonostante esponenti di ogni colore politico l'abbiano avvertita che l'intesa sarà affossata in Parlamento, il cui ok è necessario perché si possa procedere nell'iter del divorzio, prima con il periodo di transizione e poi con la successiva relazione definitiva. Da Bruxelles, in mattinata, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aveva annunciato la data del 25 novembre per il vertice europeo dove formalizzare e finalizzare l'accordo sul ritiro. Se i leader del blocco daranno luce verde, il Parlamento di Londra potrà votare all'inizio di dicembre. Tusk ha poi sottolineato che l'Ue è pronta a ogni scenario: "Siamo preparati per un accordo finale con il Regno Unito a novembre, lo siamo anche per uno scenario 'no deal', ma certamente siamo preparati al meglio per uno scenario 'no Brexit'". Nessun commento, invece, sulla concitata giornata a Westminster e Downing Street.

Sono intanto sette le dimissioni piovute sulle 585 pagine della bozza d'intesa, fra cui quelle di due ministri e due vice ministri. I primi sono la segretaria al Lavoro e difensora della 'hard Brexit', Esther McVey e il ministro alla Brexit, Dominic Raab: "Non posso, in coscienza, appoggiare" l'accordo, "non posso conciliarlo con le promesse fatte al Paese", ha spiegato lui. Ha motivato: in primis, per la proposta sul confine per l'Irlanda del Nord, con il 'backstop' che è "una minaccia molto reale all'integrità del Regno Unito"; poi per il "backstop indefinito", perché l'Ue "ha il veto sulla nostra possibilità di ritirarci". Per l'ex ministro, quest'ultimo punto rappresenta "una minaccia molto reale all'integrità del Regno Unito". La clausola di salvaguardia è stata pensata come extrema ratio di sicurezza per evitare un confine rigido in Irlanda, punto su cui l'intesa tra le parti è stata difficilissima, nonché aspetto decisivo per mantenere la pace. 

La stessa May ha detto di comprendere che ci siano "preoccupazioni", mentre i 'Brexiteer' prevedono che il Regno Unito diventerà uno "Stato vassallo" dell'Ue. Vari ministri ritengono che il governo abbia concesso troppo a Bruxelles, mentre sul fronte opposto gli europeisti chiedono un nuovo referendum. Che la premier ha di nuovo escluso. E mentre la sterlina è caduta di circa il 2% rispetto all'euro, un gruppo di deputati Tory euroscettici sta tramando per 'deporre' May. Jacob Rees-Mogg, leader dello European Research Group, ha depositato per primo una richiesta di mozione di sfiducia, poi seguito da altri. Ne servono 48, E alcune sono già arrivate. Il leader laburista, Jeremy Corby, chiedendo che l'esecutivo ritiri questa bozza ha riassunto: "Il governo è nel caos".

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