Theresa May in Parlamento
Brexit, dal "no deal" al referendum: gli scenari possibili dopo il 'no' all'accordo

Un piano B entro tre giorni, o una mozione di sfiducia laburista o il rinvio della separazione le altre ipotesi

Il Parlamento britannico ha bocciato l'accordo sulla Brexit negoziato da Theresa May con Bruxelles. Un testo che non soddisfa né i pro Ue né gli euroscettici, desiderosi di una rottura più netta. Di seguito i principali scenari possibili dopo questo voto.

No deal - Se il testo dell'accordo verrà respinto dalla Camera dei Comuni, uno degli scenari possibili è quello di una Brexit senza accordo, il cosiddetto 'no-deal'. A temerlo in particolare gli ambienti economici, con lo spettro di un crollo della sterlina e di un aumento della disoccupazione. In caso di no-deal, le relazioni economiche fra Regno Unito e Ue sarebbero regolamentate dalle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e dovrebbero essere introdotti una serie di controlli doganali e di regole. Prospettiva: carenza di medicine, code record nei porti, aerei a terra, rallentamento della crescita. Una prospettiva respinta dai 'Brexiteers' più accaniti, secondo i quali ci vuole una politica commerciale indipendente e "meglio un no-deal che un cattivo accordo". -

Piano B entro tre giorni - L'esecutivo sarà obbligato, in base a un emendamento approvato dai deputati mercoledì scorso contro la minaccia di un no-deal, a presentare entro tre giorni un piano B emendabile. Il fatto che sia emendabile implica che la Camera dei Comuni avrà la possibilità di votare politiche alternative, che vanno da un no deal gestito a un nuovo referendum o a un accordo rivisto.  

Secondo referendum -. La possibilità di un secondo referendum, finora esclusa da Theresa May, è sostenuta dai pro Ue nella speranza che possa ribaltare il risultato del primo referendum, quello del 23 giugno del 2016. Resta da capire cosa riguarderebbe il quesito: permanenza nell'Ue, piano di Theresa May o uscita senza accordo? Naturalmente non ci sono garanzie che la consultazione darebbe un risultato diverso da quello di giugno 2016. Il Partito laburista, principale formazione di opposizione, sarebbe d'accordo con questa opzione se non otterrà le elezioni anticipate che vorrebbe. -

Mozione di sfiducia laburista - Se May perderà il voto di oggi in Parlamento, il Labour conta di presentare una mozione di sfiducia. Tuttavia, se è vero che a dicembre oltre 100 deputati conservatori votarono contro Theresa May, la quale però si salvò da questa mozione di sfiducia Tory, non è affatto detto che ora questi conservatori si alleerebbero ai laburisti per una manovra che potrebbe far perdere loro il potere. Il leader del Labour, Jeremy Corbyn, ha spiegato che se la mozione di sfiducia venisse approvata il suo partito conta di negoziare un nuovo accordo con Bruxelles, ma in questo caso potrebbe essere rinviata la data di uscita dall'Ue.

Rinvio data divorzio - Il rinvio della Brexit (attualmente prevista per il 29 marzo del 2019) tramite un'estensione dell'articolo 50 sembra un'eventualità sempre più credibile. È ipotizzabile sia nel caso di vittoria di una mozione di sfiducia Labour, sia nel caso in cui Theresa May dovesse vincere il voto in Parlamento (visto che le resterebbe poco tempo per far approvare le leggi necessarie prima del 29 marzo), sia nel caso in cui debbano essere organizzati un secondo referendum o elezioni legislative anticipate. Un centinaio di eurodeputati di diversi orientamenti politici si è impegnato lunedì a sostenere una richiesta di rinvio da parte di Londra, ma in questo caso che ne sarebbe delle elezioni europee? Lunedì May ha dichiarato che la data della Brexit non dovrebbe essere rinviata. Secondo una fonte diplomatica, "un rinvio dopo il 29 marzo è possibile ma non oltre il 30 giugno".

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