Brexit, luce verde dei 27 Ue all'accordo di divorzio

La Spagna vuole però nuove garanzie su Gibilterra. In ballo c'è anche la possibilità di prolungare il periodo di transizione

Prima luce verde dei 27 Stati membri dell'Ue all'accordo di divorzio con Londra, mentre il governo britannico cerca in patria l'appoggio del mondo delle imprese. Le discussioni sono in una settimana decisiva, in vista del vertice straordinario di domenica 25 novembre a Bruxelles. Avanzano sia sui legami futuri, sia sulla durata massima del periodo di transizione successiva al 29 marzo 2019. La prima ministra Theresa May, che in settimana andrà a Bruxelles, resta nel frattempo sotto forte pressione nel suo Paese, dove gli scontenti chiedono che "migliori" il contenuto delle 585 pagine dell'intesa, a meno di cinque mesi dalla data della separazione.

"La prima difficile tappa è raggiunta, siamo riusciti a tutelare l'unità" dei 27, ha dichiarato il ministro austriaco agli Affari europei, Gernot Blümel, dopo che la riunione con gli omologhi ha dato l'appoggio politico al testo, che contiene tra l'altro la soluzione per evitare il ritorno a una frontiera fisica tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, punto che è stato al centro dello stallo nei negoziati.

Unica dissonanza dal ministro spagnolo, Josep Borrell, che ha detto la Spagna non "sarà in grado" di dare l'ok all'accordo se mancheranno nuove garanzie sulla sorte di Gibilterra. Madrid vuole che sia sancito che la questione sarà risolta a parte. Altri Paesi hanno invece deciso di mettere da parte i dubbi, consapevoli che Londra potrebbe presentare nuove richieste, se fossero pretese modifiche. In ballo c'è anche la possibilità di prolungare il periodo di transizione: ora è previsto si concluda alla fine del 2020, ma il capo negoziatore dell'Ue, Michel Barnier, secondo una fonte europea avrebbe proposto di prolungarlo di due anni.

Intanto, May è intervenuto al congresso annuale della Confederazione degli industriali britannici (Cbi), dove ha difeso la bozza d'accordo e ha incassato l'appoggio degli imprenditori. Ha parlato di un "buon" accordo per Londra, che "permetterà di "uscire dai programmi dell'Ue che non sono più nel nostro interesse". Sull'immigrazione, ha detto che continuerà a essere un contributo "positivo": i cittadini europei "non passeranno più davanti agli ingegneri di Sydney o agli sviluppatori di logica di Delhi", le scelte avverranno sulle competenze. Per la direttrice generale della Cbi, Carolyn Fairbairn, "non è un accordo perfetto, ma è un compromesso che ci protegge dal peggior risultato possibile".

Minacciata da una mozione di sfiducia e dopo aver affrontato una raffica di dimissioni nel suo governo, May lavora ora alla dichiarazione politica sulle relazioni future, che affiancherà l'intesa sul divorzio: venti pagine che non hanno valore giuridico, ma hanno un senso fortemente politico. 

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