May incassa fiducia Tory: "Ho ascoltato contrari, ma ora avanti per Brexit"

Con 200 voti a favore e 117 contro, la premier è salva ma indebolita. Tusk in vista del summit Ue: "Situazione grave, ascolteremo le sue posizioni"

Theresa May vince e resta alla guida dei Tory. La premier britannica ha superato la mozione di sfiducia presentata contro la sua leadership da 48 deputati conservatori 'Brexiteers', ostili all'accordo per la Brexit da lei raggiunto con l'Ue.

Dei 317 parlamentari conservatori al voto, 200 si sono espressi a favore di May e 117 contro. A questo punto dunque, come da regolamento, May sarà immune da altre mozioni di sfiducia per un anno. Ma la premier esce indebolita dai numerosi voti contro di lei, un vero colpo per la sua autorità. Il che non le agevola la strada in quest'ultima critica fase prima della Brexit, in programma per il 29 marzo del 2019.

"Un numero significativo di colleghi ha votato contro di me. Ho ascoltato quello che hanno detto" ma "abbiamo bisogno di continuare a svolgere il lavoro di portare a compimento una Brexit che rispetti il voto" del referendum del 2016, ha commentato May in una breve dichiarazione davanti all'albero di Natale di Downing Street, subito dopo il voto. "Questa è la nostra missione rinnovata: portare a compimento la Brexit per cui hanno votato le persone e riportare il Paese insieme".

Prima del voto sulla mozione di sfiducia, nel tentativo di assicurarsi l'appoggio di quanti più deputati possibile, la prima ministra ha annunciato la sua intenzione di lasciare il timone dei Tory prima delle elezioni legislative del 2022. Già dalla mattinata, d'altra parte, May si era mostrata combattiva: "Mi batterò contro questo voto con tutte le mie forze", aveva detto in una breve dichiarazione davanti al numero 10 di Downing Street, avvertendo che - in caso di successo del voto di sfiducia - un successore non avrebbe avuto il tempo di rinegoziare con l'Unione europea (che peraltro da giorni si dice non disponibile a riaprire i negoziati, ma solo a ulteriori chiarimenti sul nodo più spinoso, cioè quello dell'Irlanda del Nord). 'Se vengo sfiduciata divorzio slitta o salta' è, in soldoni, il concetto che ha fatto passare May.

Il rompicapo della Brexit non è ancora finito. May martedì si è lanciata in un disperato giro dagli alleati Ue - prima in Olanda da Mark Rutte e a Berlino da Angela Merkel, poi a Bruxelles da Donald Tusk e Jean-Claude Juncker - nel tentativo di strappare delle concessioni sull'accordo che accontentino il Parlamento britannico. Il voto della Camera dei Comuni sull'accordo infatti, inizialmente previsto per l'11 dicembre, è stato rinviato visto che il testo sarebbe stato bocciato. Viene contestato tanto dai 'Brexiteers' conservatori, che lamentano il fatto che Londra resterebbe troppo ancorata all'Ue e in particolare sono contrari al backstop sull'Irlanda del Nord, quanto dai filoeuropei, che sperano ancora in una marcia indietro.

Giovedì, intanto, a Bruxelles è in programma un summit Ue con la Brexit all'ordine del giorno: "Vista la gravità della situazione nel Regno Unito, lasciatemi cominciare con la Brexit. L'intenzione è ascoltare la posizione della premier britannica, poi ci incontreremo a 27 per discutere l'argomento e adottare le conclusioni pertinenti. Mentre il tempo si sta esaurendo, discuteremo anche lo stato dei preparativi di uno scenario no-deal", ha scritto Tusk nella lettera di invito al Consiglio europeo, che si concluderà venerdì. 

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