Brexit, May cerca aiuto al summit Ue: il Parlamento britannico voterà a gennaio

La premier supera la mozione di sfiducia, ma sui termini dell'uscita l'incertezza regna sovrana. Slitta a gennaio il voto sull'accordo

Theresa May, dopo avere superato la mozione di sfiducia del suo partito conservatore, è a Bruxelles per portare la Brexit sul tavolo del summit Ue. La sua speranza è di riuscire a strappare ai 27 delle rassicurazioni sul nodo dell'Irlanda del Nord che le consentano di 'vendere' l'accordo nel Regno Unito e incassare il via libera del Parlamento.

La Camera dei Comuni avrebbe dovuto votare l'11 dicembre, ma May aveva fatto slittare il voto, consapevole di una bocciatura praticamente certa. Il voto si svolgerà a gennaio: nonostante diversi deputati chiedessero una votazione per la settimana prossima, questa è stata messa in programma fra il 7 gennaio (data della ripresa dei lavori dopo le vacanze) e il 21. L'Ue si è detta pronta ad "aiutare" Theresa May, ma esclude comunque di potere rinegoziare le condizioni del divorzio, già negoziate a lungo per 17 mesi. "Non mi aspetto una svolta immediata ma spero che possiamo cominciare a lavorare il più rapidamente possibile sulle rassicurazioni che sono necessarie", ha detto May al suo arrivo al vertice, confermando che lascerà la guida dei Tory prima delle elezioni generali del 2022, promessa che aveva già fatto mercoledì nel tentativo di convincere i suoi deputati a non sfiduciarla.

May sarà presente solo per la prima parte della riunione, poi andrà via e i 27 proseguiranno da soli; il Consiglio europeo si chiuderà poi domani. In queste ore i 27 portano avanti intense trattative dietro le quinte per valutare cosa possano offrire nero su bianco in serata a May. Le garanzie che lei chiede riguardano principalmente il backstop, cioè la soluzione immaginata nell'accordo di divorzio per evitare il ritorno di una frontiera fisica fra le due Irlande. Il backstop preoccupa molti nel Regno Unito perché prevede la creazione di un "territorio doganale unico" che inglobi l'Ue e il Regno Unito dopo la transizione post Brexit, qualora prima della fine del periodo di transizione non si trovasse un'intesa sulle future relazioni fra Londra e Bruxelles, al fine appunto di evitare il ritorno di una frontiera fisica fra Irlanda e Irlanda del Nord.

"Il margine di manovra è estremamente stretto, sarà un esercizio di comunicazione", spiega una fonte diplomatica. "Ascolteremo dalla bocca di May quali sono le sue idee" ma "credo che l'accordo di uscita sia stato molto ben negoziato", ha detto Angela Merkel. Alla quale ha fatto eco Emmanuel Macron: "Possiamo avere una discussione politica stasera, ma il quadro giuridico e l'accordo sono stati negoziati e non hanno vocazione a cambiare". Secondo fonti diplomatiche, gli europei preparano un testo da pubblicare in serata per placare le inquietudini britanniche. Potrebbero scrivere che il backstop "verrebbe attuato solo per un breve periodo e soltanto per il tempo strettamente necessario", si legge in una versione provvisoria che circola a Bruxelles. "Compare la parola 'temporaneo' ma niente di tutto questo è nuovo. Non c'è una data per la fine del backstop", commenta una fonte diplomatica. Un'altra opzione, secondo una delle fonti, sarebbe quella di "esaminare se nuove rassicurazioni possano essere fornite" con un valore "giuridicamente vincolante" ma senza modificare l'accordo: l'idea sarebbe di "dare qualcosa a May oggi e qualcosa in più forse a gennaio". Ma alcuni Paesi - come Francia, Belgio e Irlanda - sono reticenti rispetto a uno scenario del genere perché il rischio è di dare l'impressione che una rinegoziazione non sia del tutto impossibile a lungo termine.
 

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