May e Juncker
May e Juncker
Brexit, i 27 Paesi Ue approvano l'accordo. Juncker: "Giorno triste"

A Bruxelles il vertice straordinario. La lettera del primo ministro britannico, il presidente della Commissione europea: "È una tragedia ma quello raggiunto è il miglior accordo possibile"

I 27 capi di Stato e di governo dell'Unione europea riuniti a Bruxelles per un vertice straordinario hanno dato il via libera all'accordo sulla Brexit.

I leader europei hanno anche incontrato la premier britannica Theresa May, cui ora spetta il compito più difficile: convincere il suo Parlamento ad approvare l'intesa che metterà fine a un legame durato oltre 40 anni. Il voto è previsto prima di Natale, secondo fonti forse il 10 o 11 dicembre, prima del prossimo Consiglio europeo e in vista del divorzio che sarà effettivo dal 29 marzo 2019.

Dopo il vertice a Bruxelles, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker ha parlato di "un giorno molto triste", mentre il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha promesso: "Resteremo amici fino alla fine dei giorni e ancor di più".

Che cosa accade dopo vertice Ue: ecco le tappe principali

Ancora sabato si temeva che il summit saltasse, incagliato sull'ultimo intoppo: il 'no' annunciato dalla Spagna, che pretendeva garanzie nero su bianco sui colloqui su Gibilterra. Invece la situazione si è sbloccata nel pomeriggio, quando il premier Pedros Sanchez ha annunciato di aver ottenuto garanzia sul diritto di veto per quanto riguarda il futuro accordo tra Bruxelles e Londra a proposito dell'enclave.

Il trattato sul ritiro e la dichiarazione politica sulla futura relazione Ue-Regno Unito hanno avuto luce verde in tarda mattinata dai 27 leader europei. Juncker, nella conferenza successiva a fianco di Tusk e del capo negoziatore europeo Michel Barnier, ha parlato del "miglior accordo possibile, l'unico possibile", invitando i parlamentari britannici ad approvare l'intesa. Superati i 17 mesi di difficili negoziati e ottenuti questi primi avalli, Londra e Bruxelles hanno ancora di fronte un lungo e accidentato percorso.

Prima della prova della ratifica all'Europarlamento, c'è quella al Parlamento di Londra. Ostacolo che appare tutt'altro che di facile superamento. May ha parlato, facendo eco a Juncker, del "miglior accordo possibile" nonché "l'unico possibile" e che quindi i deputati dovrebbero approvarlo. "Se la gente pensa che si possa ancora negoziare, si sbaglia", ha detto, pronosticando "incertezza" se l'ok non arriverà. "Non c'è piano B", ha insistito poi il premier irlandese, Leo Varadkar.

Prima del vertice, May aveva rivolto una lettera ai cittadini britannici, assicurando che si tratta di un accordo per un futuro migliore per tutti, "nel nostro interesse nazionale". Tuttavia, non è affatto scontato che l'ok di Westminster arrivi. Per ora, anzi, sembra un'impresa titanica che May possa raccogliere i consensi necessari: il Labour e tutta l'opposizione hanno annunciato il no alla ratifica dell'intesa, così come il partito unionista nordirlandese Dup, pilastro grazie a cui May ha sinora avuto la maggioranza per governare, e lo Scottish National Party. Gli stessi Tory sono spaccati, con una fronda di euroscettici della linea dura vigorosamente contraria all'intesa e pronta a sfiduciare la premier. 

 

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