Brexit, lasciano undici ministri 'ombra' del Labour
Il leader Corbyn sotto pressione dopo il fallimento della campagna referendaria

E' caos nel Labour britannico dopo la vittoria dei favorevoli a un'uscita dall'Ue nel referendum sulla Brexit. Undici ministri 'ombra' hanno già lasciato l'incarico e altri membri del partito laburista minacciano di andarsene per mettere pressione al leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, che per ora tiene duro. La giornata è iniziata con lo stesso Corbyn che ha rimosso il ministro degli Esteri ombra Hilary Benn, dopo che sono emerse notizie che stesse tramando un colpo di stato interno al partito. "In una telefonata, ho detto a Jeremy di aver perso fiducia nella sua capacità di guidare il partito, mi ha congedato", ha spiegato Benn a Bbc. Un portavoce del Labour ha confermato a Press Association: "Jeremy lo ha licenziato perché aveva perso fiducia in lui". La decisione di Corbyn deriva dalla notizia diffusa dall'Observer che il ministro ombra intendesse attuare un golpe nel partito, chiedendo le dimissioni del leader dopo aver invitato altri personaggi di spicco a lasciare con lui se Corbyn avesse rifiutato.

"CORBYN DOVREBBE DIMETTERSI". Corbyn dovrebbe dimettersi, ha dichiarato Benn, dopo che la scelta del leader di scaricarlo. Benn ha anche escluso l'ipotesi di candidarsi alla guida dei laburisti.

ECCO CHI LASCIA. Si sono dimessi oggi: Seema Malhotra, segretaria al Tesoro; Lilian Greenwood, segretario ai Trasporti; Lucy Powell, all'Educazione; Kerry McCarthy, all'Ambiente; prima di loro, lo hanno fatto il ministro per la Scozia Ian Murray, la segretaria alla Salute, Heidi Alexander, quella ai Giovani, Gloria De Piero, Charles Falconer, ministro ombra della Giustizia, quello per l'Irlanda del Nord, Vernon Coaker e il procuratore generale ombra, Karl Turner. A loro si aggiunge la rimozione da parte del leader del partito Jeremy Corbyn del segretario agli Esteri, Hilary Benn. Secondo fonti citate da Bbc, sarebbero numerosi ancora i ministri pronti a dimettersi per protesta contro la leadership e la campagna referendaria di Corbyn.

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