Brexit, May chiede a Tusk rinvio fino al 30 giugno. Ma lui: "Posticipiamo di un anno"

I rispettivi team si sono incontrati per circa quattro ore e mezza per "discussioni tecniche dettagliate"

Theresa May scriverà oggi al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per chiedere un nuovo rinvio della Brexit fino al 30 giugno ed evitare un'uscita in scenario di no deal il 12 aprile. La posizione di Tusk, però, sarebbe diversa: il presidente starebbe pensando a una cosiddetta 'flextension', cioè a una estensione dell'articolo 50 per 12 mesi ma flessibile. La proposta di Tusk consisterebbe in un rinvio del divorzio di un anno, ma con la possibilità per il Regno Unito di uscire dall'Ue prima nel caso in cui riuscisse a far approvare prima di allora l'accordo di uscita dal Parlamento britannico. Secondo una fonte di Sky News, nell'ambito della proposta di Tusk la data ultima per l'uscita di Londra sarebbe il 31 marzo del 2020.

Nella corsa contro il tempo per provare a sbrogliare la matassa della Brexit e a evitare un'uscita in scenario di no deal il 12 aprile, va avanti inoltre il dialogo fra i Tory della premier Theresa May e i laburisti di Jeremy Corbyn. All'indomani del faccia a faccia May-Corbyn, i rispettivi team si sono incontrati per circa quattro ore e mezza per "discussioni tecniche dettagliate" ed è atteso che i colloqui proseguano anche venerdì. Finché non sarà raggiunta un'intesa, il no deal resta l'opzione di default e avverrebbe il 12 aprile, dal momento che la Camera dei Comuni ha bocciato tre volte l'accordo negoziato da May con Bruxelles.

E contro questo scenario è tornata a esprimersi Angela Merkel: in visita in Irlanda, la cancelliera ha detto di nuovo che spera in una "uscita ordinata" di Londra dall'Ue. "Quando c'è la volontà si riesce", ha affermato a Dublino a fianco del premier irlandese Leo Varadkar, auspicando il successo del dialogo May-Corbyn. Varadkar, dal canto suo, ha ripetuto la necessità di una frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord, che permetta una libera circolazione delle persone e un commercio fluido, senza controlli alla frontiera. La mano tesa di May al Labour, a circa tre anni dal referendum del 2016 con cui fu decisa la Brexit, è stata accolta con favore dal capo negoziatore Ue Michel Barnier, in visita in Svezia. "Accogliamo con favore il dialogo transpartitico nel Regno Unito. È tempo di decidere", ha detto, auspicando il successo dei colloqui.

L'impresa è comunque difficile, visto che May e Corbyn hanno posizioni molto distanti sulla Brexit, e ha attirato sulla premier le ire dei brexiteers sostenitori di una rottura netta con l'Ue, che temono una soft Brexit. I leader Ue si riuniranno il 10 aprile a Bruxelles. E il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, mercoledì ha chiarito come stanno le cose: "Se il Regno Unito è in grado di approvare l'accordo di uscita con una maggioranza entro il 12 aprile, allora l'Unione europea potrebbe accettare una proroga fino al 22 maggio", cioè una proroga breve. Ma in caso contrario "nessun prolungamento supplementare di breve termine sarà possibile", ha aggiunto Juncker. Resterebbero dunque solo due possibilità: un'uscita senza accordo il 12 aprile o un rinvio di lunga durata, che l'Ue potrebbe dare solo a rigide condizioni. Ma il Parlamento ha approvato di misura una proposta di legge che mira a obbligare Theresa May a evitare il no deal e a chiedere quindi un rinvio lungo se i partiti non riusciranno a mettersi d'accordo sulla Brexit.

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata