Brasile, Mainardi: Lula scappato a galera ma non finisce qui
Intervista allo scrittore brasiliano che vive in Italia per cui l'unica speranza è che "per due anni ci sia un governo tecnico"

Diogo Briso Mainardi è uno scrittore brasiliano nato a San Paolo che ha deciso di vivere in Italia, a Venezia. Ha studiato alla Scuola di Economia di Londra, fa il columnist sulla rivista Veja e non ha mai nascosto la sua posizione estremamente critica nei confronti dell'ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, tanto da spingerlo a scrivere nel 2007 'Lula é a minha anta', che tradotto dal portoghese suona così: 'Lula è il mio tapiro', là dove la definizione tapiro non è un complimento. Mainardi ha accettato di condividere con LaPresse le sue sensazioni su ciò che sta accadendo in queste ore in Brasile, assumendosi la responsabilità di affermazioni pesantissime.

Mainardi, sia sincero, lei si aspettava che la crisi politica esplodesse in questo modo?
Certo che sì. Proprio oggi è il secondo anniversario dell'operazione Lava Jato (autolavaggio in italiano), l'equivalente della vostra Mani Pulite: tutti noi brasiliani sapevamo che, prima o poi, saremmo arrivati a questo punto, non solo per la metodologia del governo ma perché i pm di Curitiba sono persone serie, coraggiose, senza alcun legame politico. Comunque, mentre noi stiamo parlando la situazione si sta evolvendo ora dopo ora.

Lula sarà giudicato dal Tribunale Supremo Federale?
Lula è un fuggitivo. Se non fosse diventato ministro i giudici lo avrebbero arrestato. Questione di giorni. Così verrà giudicato dal Tribunale Supremo Federale, una Corte i cui componenti sono stati nominati per la maggior parte da Dilma Rousseff e da Lula stesso. Si ricomincerà tutto da capo, con il trasferimento dei documenti, eccetera eccetera...

Dicono che adesso il Brasile abbia due presidenti...
No, il Brasile non ha più presidenti. Ci sono due persone fuori dalla legge che si nascondono.

Non le sembra un'affermazione forte? Troppo forte?
Le rispondo così: basta ascoltare le intercettazioni. L'unica speranza è che per due anni ci sia un governo tecnico, che faccia pulizia, perché il parlamento è contaminato.

 

 

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