Brasile, detenuti decapitati e smembrati: 33 morti in carcere Boa Vista
Nuovi scontri tra bande rivali dietro le sbarre, la situazione delle prigioni al collasso

A pochi giorni dalla strage nel carcere di Manaus - in cui sono morti 56 detenuti - altre 33 persone sono state trovate morte in una prigione dello Stato brasiliano di Roraima dopo uno scontro tra bande rivali. Lo rende noto il ministro della Giustizia, spiegando che la situazione nel carcere Agrícola de Monte Cristo a Boa Vista è ora "sotto controllo". Molti corpi sono stati ritrovati decapitati e smembrati. E non si tratta di un caso isolato. Lo scorso 16 ottobre sempre nel carcere di Boa Vista 10 detenuti morirono in uno scontro tra bande rivali. Il giorno seguente altre 8 persone persero la vita nelle violenze scoppiate nel carcere regionale Enio dos Santos Pinheiro, a Porto Velho. Entrambi gli episodi hanno avuto come protagonisti i membri delle bande note come Comando Vermelho e Primer Comando de la Capital. 

Le forze speciali di polizia sono entrate nell'istituto penitenziario, dove la situazione è "sotto controllo". Il sistema carcerario brasiliano sta attraversando un momento di grave crisi a causa del sovraffollamento delle prigioni, delle pessime condizioni di vita dietro le sbarre e delle continue lotte tra bande rivali. Il governo ha annunciato un piano nazionale di pubblica sicurezza che prevede, tra le altre cose, la modernizzazione delle strutture di detenzione.

Quello di oggi è il terzo più sanguinoso massacro in carcere nella storia del Brasile, dopo quello del 1992 a San Paolo - in cui morirono 111 detenuti - e quello di Manaus di inizio 2017 con 60 vittime.

Soltanto pochi giorni fa Papa Francesco aveva espresso "dolore e preoccupazione" per quanto accaduto nel carcere di Manaus, invitando i fedeli "a pregare per i defunti, per i loro familiari, per tutti i detenuti di quel carcere e per quanti vi lavorano". "E rinnovo l'appello - aveva detto il pontefice - perché gli istituti penitenziari siano luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale, e le condizioni di vita dei detenuti siano degne di persone umane. Invito a pregare per questi detenuti, morti e vivi, e per tutti i detenuti del mondo, perché le carceri non siano sovraffollate ma posti di reinserimento".

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