Brasile, bocciata candidatura Lula alle presidenziali. Il suo partito: "Ci batteremo con tutti i mezzi"
Lula, 72 anni, è in carcere da aprile scorso: è stato condannato a 12 anni per aver accettato tangenti

L'ex presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva non può candidarsi alle elezioni presidenziali di ottobre. A stabilirlo è stato il Tribunale elettorale superiore (Tse) di Brasilia, dove sei giudici si sono espressi contro la registraziona della candidatura e soltanto uno a favore, mentre il fondatore del Partito dei lavoratori (PT) è in carcere ma resta il grande favorito nei sondaggi. Le decisione del Tse è legata alla legge 'Ficha limpa', fedina pulita: per i magistrati, siccome a gennaio di quest'anno Lula è stato condannato in secondo grado per corruzione e riciclaggio di denaro rientrando nei casi di ineleggibilità previsti dalla legge, non può correre per il terzo mandato al Planalto. Ora il PT ha dieci giorni per cambiare il suo candidato, che sarà probabilmente Fernando Haddad, ex sindaco di San Paolo vicinissimo all'ex presidente e attualmente suo candidato vice. Nonostante la sentenza, arrivata dopo otto ore di dibattito, il PT non si arrende e ha annunciato che continuerà a lottare "con tutti i mezzi" perché l'icona della sinistra possa candidarsi.

La difesa del 72enne può ancora ricorrere al Supremo tribunale federale (Stf) e il partito ha avvertito: "Presenteremo tutti i ricorsi possibili nei tribunali, perché i diritti politici di Lula siano riconosciuti. Lo difenderemo nelle strade, con il popolo, perché è il candidato della speranza". Secondo la difesa, impedirgli di candidarsi non sarà ammissibile sino a quando tutti i ricorsi presentati contro la sua condanna non saranno stati esaminati dai giudici di grado superiore. Sebbene la decisione del Tse fosse largamente prevista, a dare speranza ai sostenitori di Lula era stato il voto favorevole del giudice Luiz Edson Fachin, il secondo a esprimersi, che aveva citato la recente raccomandazione (non vincolante) del comitato dei diritti umani delle Nazioni unite, espressosi a favore della candidabilità dell'ex sindacalista. Fachin, che si occupa dei casi di corruzione del maxi scandalo 'Lava Jato' al Stf, è noto per sua fermezza nei confronti della corruzione dell'elite imprenditoriale e politica. La sentenza del Tse è arrivata poche ore prima dell'inizio, previsto per sabato, della diffusione dei primi spot di campagna elettorale nelle tv sempre accese dei brasiliani. Il PT ha incluso nei suoi spot, anche per i seggi al Senato e ai governi statali, immagini e filmati d'archivio dell'ex presidente. Lula è in cella a Curitiba dove sconta una condanna a 12 anni e un mese, accusato di aver accettato un appartamento sul lungomare a Guarujá, nello Stato di San Paolo, in cambio di favori in gare d'appalto.

È accusato anche in altri cinque processi per corruzione e respinge ferocemente ogni accusa. Lui, il partito e i sostenitori denunciano un complotto politico per impedirgli la rielezione, che è pressoché certo avverrebbe se il suo nome comparisse sulle schede elettorali. L'ultimo sondaggio dell'istituto Datafolha ha attribuito a Lula il 39% delle intenzioni di voto al primo turno, 20 punti in più rispetto al candidato dell'estrema destra Jair Bolsonaro, del Partito social liberale (PSL), che arriverebbe secondo. In un eventuale secondo turno, l'ex presidente sconfiggerebbe qualsiasi sfidante. Ma con Lula ineleggibile, al suo posto il PT sceglierà con tutta probabilità Haddad e in questo scenario tutto cambia: vincerebbe Bolsonaro con il 22%, seguito da Marina Silva, ex ministra dell'Ambiente di Lula e leader del partito Rete sostenibilità (REDE), che otterrebbe il 16%. Haddad arriverebbe appena al 4%. Intanto, mentre il Brasile è polarizzato pro e contro Lula, il PT continua la sua campagna con lo slogan 'Rendere il Brasile di nuovo felice', basata sull'idea che il ritorno di Lula, o l'arrivo di Haddad, possano riportare la nazione alla prosperità del periodo in cui il 72enne era al Planalto. 

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