Birmania, partito al potere ammette sconfitta alle elezioni

Rangoon (Birmania), 9 nov. (LaPresse/Reuters) - Il partito al potere in Birmania, Partito della solidarietà e dello sviluppo per l'unione (Usdp), ha ammesso la sconfitta nelle elezioni generali di ieri, mentre si prospetta una ampia vittoria dell'opposizione guidata da Aung San Suu Kyi. "Abbiamo perso", ha dichiarato il presidente ad interim del Usdp, Htay Oo, parlando a Reuters in una intervista. La commissione elettorale non ha ancora annunciato alcun risultato, ma la Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha annunciato che secondo i risultati parziali ha ottenuto più dell'80% delle preferenze nelle regioni centrali del Paese. Fuori da quelle aree, negli Stati di Mon e Kayin, il sostegno è oltre il 65%. Mancano invece i risultati di altri cinque Stati.

Non è ancora chiaro se la Nld otterrà i due terzi dei seggi in Parlamento, necessari per formare il primo governo democraticamente eletto della Birmania dai primi anni '60. Tuttavia, con il sistema 'first past the post' ovvero uninominale maggioritario secco nelle circoscrizioni vinte, una vittoria significativa alle urne lo rende probabile. Il voto rappresenta una svolta nel difficile percorso della Birmania per arrivare alla democrazia, dopo la dittatura militare che ha guidato il Paese per mezzo secolo.

Tuttavia, quali che siano i risultati, la Birmania va verso un periodo di incertezza, in cui Suu Kyi e gli altri partiti in ascesa dovranno negoziare la condivisione del potere con l'esercito. E la candidatura della Premio Nobel per la pace è 'azzoppata' sin dall'inizio. La Costituzione redatta dai militari, infatti, garantisce un quarto dei seggi parlamentari a membri non eletti delle forze armate. Anche se otterrà la maggioranza, inoltre, Suu Kyi non potrà diventare presidente perché la Costituzione scritta dalla giunta glielo impedisce, con la motivazione che ha figli con passaporto straniero. Lei ha annunciato che sarà comunque al potere "al di sopra" del presidente.

Fonte Reuters - Traduzione LaPresse

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