Birmania, Coca-Cola ritorna a produzione nel Paese dopo oltre 60 anni

Rangoon (Birmania), 4 giu. (LaPresse/AP) - Coca-Cola ha aperto uno stabilimento di imbottigliamento della sua bevanda in Birmania dopo oltre 60 anni di assenza dalla produzione nel Paese, nell'ambito di un piano di investimenti da 200 milioni di dollari per i prossimi cinque anni. Lo annuncia la stessa società, spiegando che si è svolta oggi la cerimonia di inaugurazione dello stabilimento a Hmawbi Township, un sobborgo di Rangoon, la città più grande della Birmania. Il partner locale di Coca-Cola è Pinya Manufacturing. L'investimento contribuirà a creare oltre 22mila posti di lavoro considerando anche l'indotto. Il ritorno di Coca-Cola in Birmania è emblematico delle opportunità per le società Usa nel Paese con lo sviluppo della libera economia di mercato dopo decenni di governo militare.

Al momento Coca-Cola e Sprite vengono prodotte in bottiglie di plastica da 425 ml con l'etichetta in lingua birmana, ma la società fa sapere che è atteso nella prossima settimana l'avvio della produzione delle classiche bottigliette di vetro da 300 ml e delle lattine di alluminio. La Coca-Cola Zero sarà invece importata in lattine. Alla cerimonia di oggi hanno partecipato il presidente e ceo di Coca-Cola, Muhtar Kent, il governatore della regione di Rangoon Myint Swe e l'ex segretario di Stato americano Madeleine Albright, che presiede la ditta di consulenza strategica e diplomatica Albright Stonebridge Group.

La maggior parte degli investimenti delle società statunitensi è stata vietata dopo che Washington approvò sanzioni economiche contro la giunta militare che prese il potere nel 1988; le sanzioni sono però state recentemente rimosse e Coca-Cola è stata una delle prime società Usa a ottenere l'autorizzazione a investire in base alla nuova legge della Birmania sugli investimenti esteri. Coca-Cola tagliò i suoi legami d'affari con il Paese proprio nel 1988, dopo che l'esercito attuò la brutale repressione di una rivolta pro-democratica. La rivale Pepsi, invece, rimase nonostante le pressioni da parte degli attivisti Usa per i diritti umani e reagì poi nel 1996, annunciando che avrebbe venduto il 40% della sua quota nella venture per l'imbottigliamento in Birmania sia per motivi di affari, sia in risposta all'opinione pubblica sul regime. L'anno dopo, inoltre, fermò i rifornimenti della bevanda ai partner locali. I partner hanno allora introdotto una versione locale, la Star Cola. Sia Coca-Cola e Pepsi continuarono comunque a essere disponibili in Birmania, importate indipendentemente da altri Paesi della regione.

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