Birmania, 56 morti e 1.900 case bruciate in nuove violenze etniche

Rangoon (Birmania), 25 ott. (LaPresse/AP) - Cinquantasei persone sono state uccise e circa 1.900 case bruciate nell'ultima ondata di violenze etniche che hanno travolto la Birmania occidentale. Lo riferisce il portavoce dello Stato di Rakhine, Win Myaing, secondo cui alle 19 ora locale di oggi le vittime registrate in quattro città, a causa delle violenze scoppiate domenica tra le comunità di buddisti Rakhine e musulmani Rohingya, sono 25 uomini e 31 donne.

A giugno, le violenze etniche avevano provocato almeno 90 vittime e la distruzione di oltre tremila case. Decine di migliaia di persone continuano a rimanere da allora nei campi rifugiati. Proprio oggi, dopo l'esplosione degli ultimi disordini, l'Onu ha chiesto di mantenere la calma. "Le Nazioni unite - ha dichiarato in una nota il residente e coordinatore umanitario dell'Onu in Birmania, Ashok Nigam - sono gravemente preoccupate delle notizie di una ripresa del conflitto inter-comunitario in diverse aree dello Stato di Rankhine, che ha provocato morti e ha costretto migliaia di persone, tra cui donne e bambini, a lasciare la propria casa". L'Onu, ha aggiunto Nigam, fa appello a un "immediato e incondizionato accesso a tutte le comunità, in accordo con i principi umanitari".

Secondo la nota di Nigam, un grande numero di persone in fuga dalle violenze è diretto verso campi rifugiati già sovraffollati che attualmente ospitano circa 75mila persone. "Per affrontare le cause alla radice del conflitto - si legge ancora nella nota - sono urgentemente richiesti un sostegno umanitario a breve temine e un'azione che porti a soluzioni di lungo termine". I nuovi disordini sono tra i peggiori che si registrano nella regione da giugno, dopo gli scontri che sono scoppiati in seguito al presunto stupro e omicidio di una donna buddista da parte di tre uomini musulmani a fine maggio.

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