Battisti trasferito nel carcere di Oristano. Salvini: "In carcere assassino che non ha mai chiesto scusa"

L'ex terrorista preso dall'Interpol nella città di Santa Cruz de la Sierra. Era in fuga da metà dicembre. Sconterà l'ergastolo nella prigione di massima sicurezza

Senza manette, circondato dalla polizia, un sorriso appena accennato. Dopo 37 anni di latitanza e la cattura per opera dell'Interpol in Bolivia, Cesare Battisti è tornato in Italia. L'ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo ha rivolto qualche parola agli agenti che, tenendolo sotto braccio, lo hanno scortato giù dall'aereo dell'Aeronautica militare, sulla pista dell'aeroporto di Ciampino. Battisti è stato immediatamente trasferito nel carcere di Oristano, dove sconterà la pena dell'ergastolo ostativo, cioè senza la possibilità di ottenere sconti. Intanto la Procura di Milano ha aperto un fascicolo d'indagine, al momento senza ipotesi di reato e senza indagati, sulla presunta rete di protezione che ne avrebbe agevolato la latitanza.

Ad attendere Battisti a Ciampino c'erano anche il vicepremier Mattero Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. "Ci sono voluti 37 anni per vedere qui questo balordo che mi sembrava sogghignante nonostante i morti che ha sulle spalle. Comunque, una bella soddisfazione", ha detto Salvini in conferenza stampa. "A nome di 60 milioni di italiani ringrazio le forze dell'ordine. Il clima è cambiato, chi sbaglia paga. Va in carcere un assassino, un delinquente che non ha mai chiesto scusa".

Un concetto ribadito anche da Bonafede: "Oggi diciamo al mondo che nessuno può sottrarsi alla giustizia italiana. Battisti si è macchiato di reati gravissime. Sono passati tanti anni ma le ferite non sono state lenite. Questo è il risultato di una squadra che lavora compatta, non solo del Governo e delle forze dell'ordine ma di tutte le istituzioni italiane. E' un risultato storico, se le istituzioni sono compatte non ci ferma nessuno. La giustizia farà il suo corso quando Battisti varcherà le porte del carcere". 

Il premier Giuseppe Conte si è limitato a ringraziare: "Abbiamo garantito il percorso più sicuro e veloce perché arrivasse in Italia. Ho avuto una lunga conversazione con il presidente Bolsonaro e ribadisco il ringraziamento del governo italiano per il cambiamento di rotta che ha portato a questo risultato, ringrazio anche il governo boliviano. Permettetemi di ringraziare anche il grande lavoro di squadra che c'è stato con le forze di intelligence e polizia. Lo dovevamo ai famigliari e alle vittime, occorreva assolutamente garantire l'effettività della pena. Con Bolsonaro è stata anche valutata la possibilità che Battisti potesse transitare dal territorio brasiliano ma abbiamo valutato che le difficoltà di questo passaggio avrebbero complicato il quadro". 

Battisti in Italia, l'arrivo a Ciampino

L'arresto e le indagini sula rete di protezione. Battisti, condannato a quattro ergastoli per due omicidi commessi direttamente e due in concorso a Milano, Udine e Mestre tra il 1978 e il 1979, resterà in cella da solo e sono previsti 6 mesi di isolamento diurno e sarà collocato nel circuito di alta sicurezza e gli sarà riservata una sistemazione ad hic.

L'ex terrorista dei Pac si è stato arrestato sabato pomeriggio mentre passeggiava per strada a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, dagli agenti dell'Interpol. Si sta ancora indagando sulla possibile rete di fiancheggiatori che lo ha aiutato a fuggire dal Brasile e a rifugiarsi nella città boliviana, nel tentativo di sfuggire all'arresto. La sua cattura, per il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso e per il sostituto Pg Antonio Lamanna, é stata possibile anche grazie alla "svolta a livello politico in Brasile" con l'elezione del presidente Jair Bolsonaro ma soprattutto grazie "alla collaborazione di polizia" a livello internazionale. I magistrati si sono detti anche "soddisfatti dal punti di vista del lavoro svolto". 

Il fascicolo esplorativo relativo alla latitanza di Battisti e a una eventuale rete di protezione che lo avrebbe aiutato nei 37 anni trascorsi prima in Messico, poi in Francia, Brasile e infine in Bolivia, è stato aperto dalla procura di Milano con modello 45. Nel fascicolo confluirà anche l'informativa della Digos sugli anni di latitanza dell'ex terrorista dei Pac, che verrà redatta nei prossimi giorni e poi consegnata alla Procura generale, che poi la trasmetterà al pm Alberto Nobili per ulteriori approfondimenti relativi agli anni della Francia e del Sud America.

Lamanna ha anche coordinato le indagini, condotte dalla Digos di Milano, relative al periodo in cui Battisti era lontano dall'Italia, fino alla cattura di sabato scorso in Bolivia. Anche le intercettazioni telefoniche, foto, video di pedinamenti e tutto il materiale investigativo raccolto in questi anni verrà consegnato al pm Nobili. Tutti elementi che potranno rivelarsi utili per individuare eventuali fiancheggiatori che hanno aiutato nei lunghi anni trascorsi lontano dall'Italia l'ex terrorista dei Pac.

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