Bangladesh, proteste contro condanna leader Jamaat-e-Islami: 42 morti

Dacca (Bangladesh), 1 mar. (LaPresse/AP) - Almeno 42 persone sono morte nelle proteste scoppiate in Bangladesh contro la condanna a morte di Delwar Hossain Sayedee, leader del gruppo Jamaat-e-Islami. Lo fa sapere la polizia locale, precisando che tra le vittime ci sono sei agenti. L'uomo è stato condannato per crimini legati alla guerra di indipendenza del 1971.

SCONTRI IN TUTTO IL PAESE. Dopo l'annuncio della sentenza i sostenitori di Sayedee sono scesi in strada scontrandosi con la polizia, attaccando uffici governativi e danneggiando binari delle ferrovie in diverse parti del Paese. I manifestanti hanno inoltre dato fuoco a decine di case di sostenitori del governo. La polizia ha risposto aprendo il fuoco e usando gas lacrimogeni.

IN PROGRAMMA NUOVE PROTESTE. Per oggi sono previste nuove proteste dei sostenitori di Sayedee e di Jamaat-e-Islami, e le forze di sicurezza sono state messe in stato di massima allerta. Circa 10mila guardie paramilitari sono state dispiegate per aumentare la sicurezza, fa sapere il ministero dell'Interno. Il gruppo Jamaat ha chiesto ai propri sostenitori in una nota di radunarsi oggi nelle moschee e pregare per le persone uccise nei disordini. Le autorità temono tuttavia che le preghiere possano diventare un pretesto per nuove manifestazioni e violenze.

LA CONDANNA DI SAYEDEE. Il 73enne Sayedee è stato condannato per 20 capi di accusa relativi a omicidi di massa, stupri e altre atrocità commesse durante il conflitto del 1971, durato nove mesi. Il suo avvocato, Abdur Razzak, ha respinto la sentenza definendola politicamente motivata, aggiungendo che il suo cliente presenterà un ricorso alla Corte suprema. Jamaat, il più grande partito islamico del Bangladesh, nega qualsiasi coinvolgimento nelle atrocità commesse durante la guerra di indipendenza. Sayedee è il terzo imputato condannato per crimini di guerra dal tribunale speciale creato nel 2010. Nella guerra di indipendenza morirono 3 milioni di persone, 200mila donne furono violentate e milioni di persone furono costrette a fuggire in India.

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