Bangladesh, palazzo Dacca non doveva ospitare fabbriche: oltre 600 morti

Dacca (Bangladesh), 5 mag. (LaPresse/AP) - Continua il drammatico conteggio delle vittime del crollo del palazzo di otto piani di Dacca, capitale del Bangladesh, avvenuto lo scorso 24 aprile. Secondo l'ultimo aggiornamento fornito dalla polizia, i corpi senza vita recuperati dalle macerie sono 622, per lo più operai che lavoravano nelle fabbriche tessili ospitate nell'edificio. Oltre 200 vittime sono state estratte da mercoledì, quando le autorità avevano fissato a 149 il numero degli scomparsi. Il che fa pensare che il bilancio potrebbe aggravarsi ancora molto.

E oggi arriva una nuova denuncia che potrebbe mettere ancora più in difficoltà il proprietario del palazzo, arrestato nei giorni scorsi. L'architetto che ha progettato l'edificio, Masood Reza, afferma infatti che l'edificio era stato ideato non per ospitare fabbriche, ma solo negozi e uffici. Il palazzo aveva otto piani, ma tre erano stati aggiunti illegalmente. Il progetto iniziale, che risale al 2004, ne prevedeva solo cinque. "Abbiamo progettato l'edificio affinché avesse tre piani per i negozi e due per gli uffici. Non so come siano stati aggiunti gli altri piani e come alle fabbriche sia stato permesso di occupare quelli più alti", ha commentato l'architetto. "Non chiedetemi altro. Si tratta di una questione delicata", ha concluso Reza. Secondo fonti del governo, a portare al crollo del palazzo sono stati i materiali scadenti, uniti alle vibrazioni prodotte dai macchinari pesanti utilizzati dalle fabbriche di abbigliamento che lavoravano all'interno.

Il continuo aumento del numero delle vittime fa classificare la tragedia come la peggiore in ambito dell'industria tessile mai avvenuta nella storia. Il crollo di Dacca ha superato in termini di vittime disastri precedenti come quello dell'incendio della fabbrica Triangle a New York del 1911, in cui morirono 146 operai, ed episodi più recenti, come i due incendi scoppiati in meno di 24 ore l'anno scorso in due fabbriche del Pakistan, a Lahore e Karachi, in cui morirono circa 260 persone. Sempre nel 2012, a novembre Dacca era stata teatro di un altro incidente in fabbrica, con un incendio in cui erano morte 112 persone. L'industria dell'abbigliamento in Bangladesh ha un giro d'affari di 20 miliardi di dollari all'anno, e costituisce circa l'80% delle esportazioni del Paese.

Intanto dall'Unione europea arriva un monito. A lanciarlo è il commissario al Commercio, Karel de Gucht, intervistato da Sky News. "Renderemo molto chiaro al governo del Bangladesh - ha detto - che deve prendere azioni immediate con una cronologia ben precisa" per garantire maggiore sicurezza sul lavoro, altrimenti l'Unione europea condurrà un'indagine che potrebbe portare a restringere l'ingresso del Paese asiatico al mercato europeo. "Questo - ha aggiunto de Gucht - non è per colpire il Bangladesh, ma perché quello che sta accadendo semplicemente non è accettabile. Da un punto di vista umano, non possiamo permetterlo e dobbiamo fare qualcosa".

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