Autobomba al Cairo, Gentiloni: Attacco intimidatorio, siamo il Paese del dialogo

Roma, 12 lug. (LaPresse) - "Attentati come questo possono avere anche aspetti casuali, cioè essere legati alla possibilità logistica di colpire una nazione occidentale che sostiene la lotta al terrorismo del governo egiziano". Intervistato dal quotidiano 'La Repubblica', il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni invita a non esagerare con la "dietrologia" sulle possibili cause dell'attentato contro il consolato italiano del Cairo, dove si recherà domani: "Le caratteristiche dell'attacco ci dicono che lo scopo era sicuramente intimidatorio, colpire la presenza internazionale nell'ambito di uno scontro fra terrorismo fondamentalista ed Egitto. Ma noi non ci lasciamo intimidire" e "noi siamo e restiamo il Paese del dialogo, abbiamo rapporti di amicizia con le diverse parti in tutta l'area di crisi, tanto con l'Arabia Saudita quanto con la Turchia, tanto con l'Iran quanto con Israele, e più che mai continuiamo ad avere un ruolo di ponte e di mediazione".

Secondo l'esponente del governo Renzi, "l'Italia deve reagire con tranquilla fermezza, non ci facciamo intimidire. In Egitto la tensione è molto alta, non dimentichiamo che solo pochi giorni fa è stato ucciso in un attentato il Procuratore generale Hisham Barakat. Quanto alla Libia, per il momento siamo impegnati a dare una mano nella ricerca di un accordo fra le fazioni libiche, senza di questo non si va da nessuna parte". In alcuni casi, comunque, le misure di sicurezza saranno rafforzate, spiega. Secondo Gentiloni "il contesto in cui si collocano questi episodi è quello di una sfida terroristica globale, al centro di cui c'è Daesh, il sedicente Stato Islamico. Al centro della risposta c'è la coalizione anti-Daesh, in cui è coinvolta anche l'Europa, ma che va comunque al di là dell'Unione". Una coalizione in cui l'Italia, spiega, fa la sua parte, e "gli alleati apprezzano molto le nostre capacità di ricognizione e la nostra abilità di istruttori.

E' quello che ci è stato chiesto, e lo facciamo molto bene. Ma la sfida non è solo militare". Molto, dice il ministro, dipende dalla diplomazia e dalla politica: "Serve un accordo sul nucleare iraniano accompagnato da un lavoro per rassicurare i paesi che lo osteggiano, da quelli del Golfo a Israele. E serve un sostegno a Paesi particolarmente minacciati come sono la Tunisia o il Libano dove andrò domani". E per gli italiani pronti a partire, "il primo consiglio è sempre quello di consultare il sito 'Viaggiare sicuri' curato dalla Farnesina. Suggerisco prudenza ma escludo qualsiasi 'attenzione negativa' particolare verso gli italiani".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata